Isabelle Caro e l’anoressia: sul suo blog la lotta quotidiana con il male

Il diario on line della modella francese racconta il dramma della malattia e la speranza di salvezza “Aspettavo con impazienza...

Il diario on line della modella francese racconta il dramma della malattia e la speranza di salvezza

“Aspettavo con impazienza che arrivassero le cinque del mattino, ora in cui mi concedevo il diritto di bere almeno alcuni sorsi di coca-cola light e le mie due tazzine di tè, che sorseggiavo in una sorta di rituale euforico, con l’aiuto del cucchiaino più piccolo possibile”. Queste sono le parole del blog di Isabelle Caro riportate da El Pais. Un po’ di liquido, un pezzo di cioccolato e due pasticcini alla fragola costituivano la dieta giornaliera di Isabelle Caro, ossessionata dalla bilancia. Niente di sorprentende in una giovane anoressica intrappolata nel labirinto di una malattia terribile e di difficile controllo medico. Una malattia ” che risponde a una volontà attiva di ridurre la propria alimentazione e di perdere peso, anche se sei già magra” raccontava lei stessa nel proprio blog. L’autrice aveva una visione chiara di quello che vuol dire convivere con questo male. “Ero come la prigioniera di una setta di cui io stessa ero il guru. Respingevo tutti i desideri, tutto il piacere, concetti proibiti nella mia vita, perchè cercavo la perfezione di un ideale di purezza.”

LA FOTO DELLO SCANDALO - “Non si può curare l’anoressia, ma le anoressiche” diceva Isabelle, malata da quando aveva 13 anni. Nel 2007 sembrava che la aspirante attrice parigina Isabelle Caro, avesse smesso di essere prigioniera dell’anoressia grazie a una fotografia. Il suo corpo nudo scheletrico, scelto come testimonial pubblicitario da una marca di vestiti durante la Settimana della Moda di Milano, ha girato il mondo. Obbiettivo dichiarato? richiamare l’attenzione sul dramma dell’anoressia, una malattia che intrappola decine di migliaia di adolescenti, ma non solo, nel mondo sviluppato, incapaci di adattarsi alla configurazione fisica e mentale che esige la vita adulta. Però l’immagine di Isabelle ha raggiunto un secondo obbiettivo, più lucrativo, lo scandalo ha ampliato l’effetto pubblicitario che cercava la marca di moda, e il fotografo Oliviero Toscani, maestro dello scandalo, e la fama ha raggiunto con la sua bacchetta magica anche la ragazza.

I BLOG -Ma chi era veramente Isabelle Caro? Lei stessa si racconta in due blog completi di fotografie. Isabelle, in bikini al ritorno delle sue vacanze in Costa Azzura, in posa con un vestito rosso trasparente. Sempre sorridente, in tutti e due i suoi blog. Uno dedicato alle sue attività e alla sua identità più esterna, per dire, età, curriculum, passioni. L’altro, meno convenzionale, monopolizzato dai racconti della sua infanzia, l’adolescenza, già nelle gabbie dell’anoressia, il viaggio tra gli ospedali, verso i quali lanciava le peggiori critiche. “In un ospedalle di Hauts-de-Seine hanno cercato di isolarmi dal mondo esterno, era il trattamento delle anoressiche, ma non si rendevano conto che ogni caso è diverso. Questo è il problema, mi hanno umiliato per quattro mesi controllando il peso per lasciarmi uscire. Era semplicemente l’orrore!” scriveva. Allora Isabelle aveva 23 anni e pesava 26 chili. Il suo corpo era poco più che un sacco di ossa, contando i suoi 163 cm di altezza. Viveva con la madre ed era sicura delle origini della malattia: un’infanzia anomala. L’anoressia era la conseguenza diretta di una vita di reclusione quasi totale tra i 4 e gli 11 anni, quando sua madre, ossessionata dal passare del tempo, decise di proteggerla rinchiudendola nella piccola villetta che condividevano con il suo patrigno, alle porte di parigi. L’amore strabordante e ossessivo della donna che era tutto per Isabelle, fini per gettarla tra le braccia della malattia.
IL CANTO DEL CIGNO – A 27 anni, quando aveva raggiunto il successo grazie a Oliviero Toscani, la ragazza era piena di ottimismo, anche grazie a un nuovo trattamento medico e a una psicoterapia adeguata, anche se sapeva di dover combattere ogni giorno contro Anna, il nome con cui spesso le malate definiscono l’anoressia. Solo l’anno prima era caduta in coma, ma sembrava che il successo le avesse dato la forza necessaria per sconfiggere il male. Purtroppo però non è stato così, e il 17 novembre scorso, a Tokio, l’anoressia ha vinto una volta per tutte.