Il ministro dell’Economia fa spesso la faccia feroce per incutere timore ai finanzieri spregiudicati e malvagi, ma quando poi è il momento di passare al dunque…
(Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che lavora per uno dei più importanti quotidiani nazionali. La sua rubrica, Parco Buoi, si occuperà con cadenza settimanale di imprese, finanza e mercati, con un occhio al risparmiatore).
Tremonti dovrebbe affiancare al suo barattolo di pelati la foto di Romain Zaleski. Fa ormai parte del folklore la storia del contenitore della Cirio che il ministro tiene sulla scrivania come promemoria dei disastri che le banche avevano commesso per sostenere Sergio Cragnotti. Il ministro dell’Economia non ama i banchieri, li ritiene ostili alla sua parte politica e in particolare alle sue mire di ascesa personale. Non
ha mancato occasione per intaccare il loro potere autoreferenziale, in dieci anni di incarichi governativi ha fatto la guerra alle fondazioni, ha attaccato la Banca d’Italia di Antonio Fazio (ricordiamo che le banche lo difesero fino agli ultimi mesi del suo mandato), ha alzato le tasse del settore e li ha accusati di tutte le nefandezze compiute ai danni dei risparmiatori. Persino gli uomini nel mondo finanziario che sono amici e alleati di Silvio Berlusconi (uno su tutti, Cesare Geronzi) mal sopportano Tremonti e lo considerano una mina vagante.
HANNO RAGIONE - Il ministro ha tentato di sfruttare la crisi di questi mesi per portare a casa qualche scalpo eccellente (Profumo, magari Bazoli), anche ora che ha capito di non poterci riuscire si diverte a spaventarli: «Chi ha sbagliato va a casa o in galera». Tremonti però è un gattone a cui il presidente del consiglio ha tagliato le unghie: i venti miliardi di bond perpetui che andranno a sostenere i patrimoni degli istituti sono soldi pubblici “donati” praticamente senza condizioni. Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e la situazione internazionale hanno convinto il Cavaliere a non assecondare il ministro nei suoi propositi di vendetta per scongiurare il rischio di qualche fallimento eccellente. A meno che Zaleski non gli dia una mano: da mesi le cronache finanziarie si occupano delle difficoltà del finanziere franco polacco che da trent’anni vive in Val Camonica. Come ha ben detto Alessandro Penati su Repubblica la sua società, la Carlo Tassara è una sorta di hedge funds che otteneva grandi prestiti dalle banche per speculare sui titoli in borsa, ottenere plusvalenze e quindi ripagare i prestiti e tenersi i guadagni.
DECISIONI ALL’ITALIANA - Zaleski fa questo lavoro da dieci anni e ha fatto diversi miliardi grazie al suo fiuto e soprattutto alle solide relazioni con i banchieri che gli affidavano soldi e “missioni”. Vale a dire entrare in determinati gruppi per sostenere o contrastare gli azionisti di controllo. Nel 2008 la crisi lo ha colto di sorpresa: ad inizio anno i titoli in portafoglio valevano dieci miliardi a fronte ai cinque di debiti, ora ne valgono quattro/cinque e l’esposizione con le banche è leggermente cresciuta arrivando poco sotto i sei miliardi. In un altro paese un hedge funds avrebbe cercato nuovi capitali oppure dichiarato direttamente l’insolvenza, i titoli sarebbero finiti nella disponibilità dei creditori, liberi di vender
li o tenerli in attesa di una loro ripresa. Per Zaleski è andata diversamente, le banche italiane creditrici hanno deciso di evitare l’insolvenza e “affiancare” il finanziare con l’ex ad di Comit Pierfrancesco Saviotti. Quel che è più grave è che Unicredit, esposta per due miliardi, Intesa Sanpaolo, che vanta crediti per 1,8 miliardi e le altre banche coinvolte (Mps, Ubi Banca e Bpm) hanno garantito l’uscita agli stranieri, Bnp Paribas e Royal Bank of Scotland (1,6 miliardi). Gli stranieri volevano seguire la strada “classica” della vendita delle partecipazioni. Ma gli istituti italiani non possono permetterlo per due motivi, uno palese e l’altro occulto. Quello palese è che il portafoglio è talmente ampio che mettersi a vendere tutti i titoli ora significa far crollare l’indice S&P mib di 2-3 mila punti. La Tassara possiede il 5,6% di Intesa Sanpaolo, il 2% di Monte dei Paschi di Siena, il 2,27% di Generali, l’1% di Telecom, il 2,5% di A2A, l’1,99% di Bpm e l’1,1% di FondiariaSai, il 10% di Edison, il 2,28% di Ubi Banca, il 18,2% di Mittel e lo 0,74% della Cattolica.
I BANCHIERI NON SI AMANO COME UNA VOLTA… - L’altro motivo è vogliono decidere in anticipo chi saranno i compratori di quei pacchetti sensibili, cosa che in questo momento nessuno al potere di fare e allora meglio congelare tutto in mano a Saviotti. L’obiettivo è di arrivare ad una «liquidazione non traumatica». Ma la vicenda non è così definita come raccontano i banchieri d’affari. Innanzitutto Zaleski, abituato a trattare con le banche da posizione di forza non si farà comandare in casa sua, considera Saviotti un mediatore scelto da lui stesso e può ancora vantare amicizie importanti, come quella di Giovanni Bazoli per il quale ha compiuto molte delle sue incursioni finanziarie. Se si tratterà di vendere ha già fatto capire di voler iniziare con Generali, Telecom e IntesaSanpaolo, guardacaso quelle più destabilizzanti. Poi ci sono le divisioni tra i banchieri. Profumo ha precisato che l’esposizione del suo gruppo non crescerà, Intesa ha assunto una posizione simile. Questo significa che potrebbe aprirsi la definitiva resa dei conti tra Giovanni Bazoli e Alessandro
Profumo. Il primo è il mandante dei tanti acquisti di Zaleski specie quelli fatti nel 2007 su Generali e Mediobanca, nati per bilanciare il peso di Unicredito. L’ad di Unicredit ha dovuto sopportare che, a causa della fusione con Capitalia, proprio il suo gruppo è diventato il più esposto con Zaleski e vorrà pareggiare i conti. Inoltre si sta convincendo che sarà il primo ad uscire dalle tensioni sul patrimonio e che tra tre mesi ritornerà il primo banchiere d’Italia per prendersi qualche rivincita.
GIULIO, WHY? - Tremonti avrebbe tutto da guadagnare nel drammatizzare la crisi. Non che abbia bisogno di suggerimenti, ma potrebbe far notare che subentrando alle banche straniere il sistema nazionale si assume nuovi debiti non garantiti da niente per 1-2 miliardi, vale a dire il 10% del sostegno pubblico appena ottenuto. A questo si aggiunge che i “giochi di potere” passati per le mani di Zaleski hanno prodotto un’esposizione pari ad un quarto dell’intero intervento pubblico. Ne avrebbe anche per Draghi: come ha fatto ad autorizzare il superamento del 5% in IntesaSanpaolo ad un socio senza la dovuta solidità finanziaria? Giulio, ti lasci scappare l’occasione?
























Bisogna ristabilire l’entropia universale delle foto idiote di Tremonti col botto, abbiate pazienza
Basta, io queste foto assurde che pubblicate non le reggo più!
Me ne vado!
Ma grazie per aggiustarmi le grandezze, non so come si fa ;_; basta metterle in pixel nella stringa html?
nel tag img aggiungi width=”500″ e va bene.
Però magari stà cosa la sistemo nel css…
sulla stampa incitavano anche la Consob ad agire, qualche giorno fa…