di Vincenzo Ricchiuti
postato alle 22:40 del 18 giugno 2008 in SportTorna alla home

Lo spareggio per chi debba affrontare l’Olanda sabato sera convola a giuste nozze, coi fichi secchi, ancora e sempre in quel di Innsbruck. La Spagna frega la Grecia all’ultimo minuto. E io ho perso i 20 euro che avevo scommesso su Ibrahimovic

Tra i tanti fichi secchi di Svezia e Russia, un figo vero, romantico, regale ed a mezzo servizio quanto la principessa Sissi, almeno c’è. A Innsbruck ormai è come al bar: si ordina il solito. Hiddink il neo-russo, a tal proposito, strilla “La Svezia non è solo Ibra”: giusto, vuol la sua parte anche Himovic. La Russia d’altro canto, una che ha vinto una sola gara e grazie al portiere greco fulminato sull’aoristo dell’uscita dal presente dell’entrata russa, s’accontenterebbe di non essere solo anche meno. Ibra gioca un tempo, così è deciso, per “usura”: non fate i stronzi.

La vetrina questa sera è per Abramovich: notizie certe danno Mourinho sull’argomento zingari più ferrato di una mamma a Ponticelli. E dunque Londra, perché no . Quantomeno neanche lì, come a Barcellona, rischi d’incontrare Brocchi o Ambrosini o Gattuso al night. Abramovich starà in elicottero da qualche parte, certo non in barca: quello va in barca solo quando allena il Chelsea. Andati, “non mi fido della Svezia ma Ibra è proprio ganzo” tanto per parafrasare l’editoriale odierno e tremontista di Ferrara. Tra l’altro è un mio diritto. Ci ho puntato venti euro a venticinque: son cinquecento se l’Europa è svedese. D’altronde la Uefa, se vinci, dà a prova biscotto un milione di euro a prescindere, che ci sia gloria o meno. Ci prova subito il nostro, deboluccio: un semolino di testa ma sembra ingolosito e fatto lupino dal soldo. Io e lui, uniti dal bottino. Gialli e rossi si studiano. La Svezia attende il Messia e si fa piena di polvere e pulci, peggio che i vecchi rabbi nei ghetti. La Russia gioca un calcio elementare: soggetto, predicato, oggetto. Sembra un corso d’italiano per migranti al Cpt.

Ibra trotterella su una gamba sola. Isakson, il suo portiere, lo imita perché l’imitazione è la forma più animalesca di complimento. E per poco non se la butta dentro da solo. Zhirkov, sul corner conseguente, già che c’è ci prova, contrato da Enrico Toti Ibra, sbasettando il palo. Sembra facile. Le due squadre si studiano come detto ma la Svezia va in debito formativo. Pavlyuchenko, al termine di una niente affatto elaborata serie di uno due tra rossi che neanche col muretto era così facile. Svezia in ginocchio (ops). Hiddink, ma non era mica solo Ibra? Sorride, e’ uomo di mondo. Ha mentito. Larsson, l’eterno ritorno, s’avvita e gli dà di traversa. Hiddink ci rifà impunito, visto? E strizza l’occhio, marpione chè la gara è sua. Ibra s’accascia, quasi da solo: non avesse i capelli, sarebbe, perché no, il replay del primo default di Ronaldo. Ora il Divo arretra à la Maradona: deve riuscire solo a passarla a se stesso. La sua squadra invece ora fa un catenaccio molto offensivo, con tanti attaccanti larghi in area avendo ridotto l’intero campo alla propria area di rigore.

Neanche al Subbuteo una difesa così bassa: gli svedesi giocano come non esistesse il fuorigioco e ci guadagnano una traversa russa e altre frattaglie. La Svezia si riapre (in fondo è giustificata, sta perdendo): Ibra chiede udienza al pallone per parlargli da pari a pari ma la sfera è per l’ “arieccolo” Larsson, un classe (mondiali) ‘ 94, uno che scalpita e fa simpatia come da noi fossero attuali ancora Maldini o Roby Baggio. Ibra alza il braccio come a dire, c’era una volta. Ubaldo Righetti, da Falcao alla Rai, è contento così. Due tacchi, un rimpallo su Nillson a corpo morto, il primo tempo finisce così. Ripresi, la Svezia per maturare forse aspetta le tracce di Ascione. Anche Lagerback mente, Cobracadabra in campo. Un bel po’ moscio, forse: ben poco serpente ma quantomeno presente. Ma la verità è che nonostante sia stato tante volte Babbo Natale per questa squadra, la ripartenza russa per il raddoppio di Arshavin rende pleonastico e inutile questo azzoppato Natale in terra. Esultano tra i tanti tifosi di Madre Russia un bel po’ di italiani di Moglie russa.

Ibra ci chiude la bocca, ma in negativo. Non sa più parlare, e per la Svezia ridiventa straniero, uno zoppo slavo ex Moggi ed Ajax, come l’Italia e Cassano. Mentre un suo difensore tenta la (propria) rete, Ibra mette distanze abissali tra sé e il Pallon d’oro Rimmel Ronaldo (altro che se scendi in campo adesso, te lo fa qui lui il Processo). Altro che Salomè per Abramovich: mentre la Russia chiude esagerando in attacco, la ballerina ha gli occhi tristi di Monique Fuentes, la star dei filmetti coi mariti guardoni. Quella che si vende e resta sposata giusto il tempo per avere il visto. Appunto. Anche acciaccata, le mogli russe la temono ancora. Dopo una schiacciatina d’orgoglio, però, sfuma anche lo sguardo: Ibra è stanco, si tiene per la maglia, ma rifiuta come Fabrizio Salina il laticlavio ed accetta sino alla fine la brutta figura.
Che sfumino i miei soldi.

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