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La scienza può darci il dono dell’immortalità?

Nel 1912, l’anno in cui ha vinto il Premio Nobel per la medicina grazie alle sue innovazioni sulla chirurgia vascolare, il medico e biologo Alexis Carrel ha iniziato una coltura di tessuti di cellule di fibroplasti del cuore di un embrione di pollo, le ha messe in una bottiglia chiusa e dei suoi assistenti di laboratorio si premurarono di ricostruire regolarmente la coltura, che proliferò come ci si aspettava e rimase in vita per circa 35 anni. La sua ricerca ai tempi dimostrò (erroneamente) che le cellule sono naturalmente immortali. “La morte non è necessaria, ma è solo un fenomeno contingente”, scrisse Carrel, secondo il quale invecchiare sarebbe stata una cosa del passato: in futuro sarà possibile sostituire i tessuti grazie a colture rigenerative in vitro. Noi, come le cellule, siamo destinati a vivere per sempre, secondo quanto pensava  il biologo, riporta Salon.com.

immortalità

UNA PREVISIONE SBAGLIATA MA NON DEL TUTTO – Carrel si era sbagliato sulle cellule immortali, infatti 15 anni dopo la sua morte, gli scienziati si sono resi conto che queste, come noi, invecchiano e muoiono, ma le sue previsioni sulla medicina rigenerativa sono invece sempre più vicine alla realtà. Infatti alcuni scienziati sono riusciti a creare un cuore funzionante grazie a una stampante 3D modificata sostituendo l’inchiostro della cartuccia con delle cellule. In questo periodo storico riusciamo a far crescere orecchie umane sul dorso dei topi e far crescere i polmoni nei ratti. Secondo gli specialisti, in futuro sarà possibile cambiare le parti del corpo come se fossero ricambi d’auto. “Grazie ai cambi necessari, potrete prolungare la vostra vita di alcuni decenni”, spiega Anthony Atala, direttore del Forest Institute for Regenerative Medicine, che aggiunge “Potremo spingerci addirittura fino ai 120, 130 anni”.

LE ALTRE SCOPERTE – Grazie a queste scoperte scientifiche, la nostra concezione di invecchiamento sta rapidamente cambiando. Al di fuori del campo della rigenerazione di organi, sono state fatte altre interessanti scoperte. Per esempio i ricercatori stanno studiando la longevità di alcuni pipistrelli texani, mentre sull’Isola di Pasqua alcuni microbi antifungini possono aumentare l’aspettativa di vita dei topi del 30% o più. Anche la spermidina, un composto che si trova nello sperma umano come nei pompelmi, può aumentare la durata della vita di vermi, moscerini della frutta e lievito. Questi esperimenti stanno producendo risultati che potrebbero cambiare le nostre vite, ma porteranno all’immortalità? Se armeggiare con i geni del leivito o dei moscerini ha reali effetti di longevità su queste specie, siamo sicuri che li avrà anche sugli esseri umani? Inoltre gli esperimenti sulle cellule umane in vitro non garantiscono un funzionamento analogo in vivo, insomma, chi vivrà vedrà.