Tre nomi per il dopo Silvio: Alfano, Gelmini, il petomane
27/12/2010 - Il Corriere apre con le nuove regole sulle pensioni illustrate dal presidente dell’Inps Mastrapasqua, con il passaggio al contributivo e il controllo dei contributi versati come in banca: tipica apertura da post-giorno di ferie, pronta da giorni prima. L’editoriale di
Il Corriere apre con le nuove regole sulle pensioni illustrate dal presidente dell’Inps Mastrapasqua, con il passaggio al contributivo e il controllo dei contributi versati come in banca: tipica apertura da post-giorno di ferie, pronta da giorni prima. L’editoriale di Tullio Gregory illustra la deresponsabilizzazione come chiave dei “nostri tempi” (sic), come se non fosse invece parte dell’Unità nazionale tanto da sentire la mancanza degli inni a essa per il 150esimo. Vittorio Messori ci illustra la sfida solitaria del Papa a Pechino, mentre la perla di saggezza di Alberoni non ce la risparmiano nemmeno al 27 dicembre. L’esercito in
strada a Napoli si merita soltanto il taglio, mentre Sergio Rizzo ci illustra la babele degli stipendi pubblici nelle regioni, con i dipendenti siciliani che prendono 12 volte più dei veneti, e Maria Antonietta Calabrò parla degli effetti del federalismo fiscale sui trasferimenti ai Comuni dello studio pubblicato ieri. La notizia politica del giorno è che Stefania Prestigiacomo non si è fatta passare la crisetta contro il Popolo delle Libertà, e la illustra ad Aldo Cazzullo prendendosela con gli ex An, che l’hanno insultata. La Repubblica apre con l’accordo per Mirafiori: meno giorni pagati di malattia, più straordinari e pause più corte mentre la pagina politica registra l’apertura della Lega sulla riforma della legge elettorale. Su R2 il pezzo di Natalia Aspesi è titolato: “Ammalati di sesso, attenti alle vere seduttrici”, e infatti ci trema tutto l’elastico delle mutandine.
Il Sole 24 Ore si porta avanti con il lavoro illustrandoci le cento sorprese del 2011 dal risparmio energetico al fisco e dalla tutela dei consumatori alle multe. La Stampa svela che la Corte Costituzionale va verso il sì al legittimo impedimento, il provvedimento che avrebbe dovuto essere bocciato dalla Consulta portando una reazione a catena che ci avrebbe accompagnato verso le elezioni. Egle Santolini ci illustra gli oggetti che stanno scomparendo con la modernità, dal fax alle Vhs: il pezzo è già uscito qualche giorno fa sui giornali americani, ma noi non abbiamo fretta. Oggi intanto dovrebbe essere il giorno della verità per Khodorkovskij. L’Unità fa il titolone sul Quirinale ultimo rifugio e garante dei cittadini, dagli studenti a Morgan. Poveri noi, visti i risultati finali, mentre il taglio basso è dedicato alla guerra nell’Italia dei Valori. Sul Messaggero la storia di Monique Van der Vorst, tornata a camminare dopo un incidente e 13 anni di paralisi. Il Giornale gioca al tirassegno con il successore di Silvio (questa suspence ci sta uccidendo): Alfano, Frattini o Gelmini. Manca solo il petomane. In taglio lo scandalo Montecitorio, con la Camera che versa 540 milioni in tre anni a un immobiliarista: la notizia è di appena quattro mesi fa (fu denunciata dai radicali), ma siccome succede a Montecitorio la novità è che è colpa di Fini. Dulcis in fundo c’è Libero, che di solito il lunedì non esce ma oggi fa eccezione per dirci che Fini è fallito. Imperdibile.












