Calisto Tanzi, poverino, bisogna capirlo. Cristianamente, comprenderlo e scusarlo. Uno come lui non è punibile. “Non ho mai ideato, non ho mai avuto la consapevolezza di aver architettato la grande truffa ai danni dei risparmiatori”, ha detto ieri con grande serenità in aula a Milano l’ex patron di Parmalat, durante
le dichiarazioni spontanee che il Tribunale gli ha concesso di effettuare prima della sentenza per la quale l’accusa ha chiesto 13 anni per agiotaggio, concorso in falso e altre trascurabili sciocchezzuole. Aggiungendo poi: “Attendo con doveroso rispetto e sottomissione la vostra sentenza”, dimostrando una scelta del lessico - “sottomissione“, ullallà! - quantomeno originale. Ma perfettamente comprensibile.
Perché il caso Parmalat è una perfetta caricatura, e insieme una meravigliosa fotografia, del capitalismo all’italiana. Non perché non abbiamo visto crack finanziari simili negli Usa o sempre da noi, ma per la “creatività” pecoreccia con la quale l’ex amico di Ciriaco De Mita con entrature nell’Opus Dei ha portato avanti i suoi colpi. Non si parla di quando rubavano sui cartoni del latte: “l’ azienda fornitrice in questione era la Tetrapak, quella che produce confezioni per il latte e i succhi di frutta. Parmalat era tra i migliori clienti del mondo e quindi le venivano applicate tariffe di favore. La differenza tra il prezzo originario e quello scontato, secondo Tonna, sarebbe stata stornata, per anni, sui conti personali della famiglia Tanzi e di qualche altro manager. Non poco denaro: dal ‘96 al ‘99 sarebbero stati sottratti alle casse tra i 5 e i 6 milioni di euro ogni anno, e poi altri 15 milioni nel 2000 e 30 milioni nel 2001″. O come la surreale operazione di la vendita di 300 mila tonnellate di latte in polvere a Cuba. Trecentomila diconsi trecentomila tonnellate per un controvalore di 359 milioni di dollari. Quella è roba fin troppo raffinata. No, no, basta buttare un occhio alle fantastiche attività “casarecce” con cui la Banda Parmalat agiva. Ad esempio, quando c’è l’urgenza di distruggere i file gestionali di Bonlat, si decide di prendere a martellate il computer portatile da dove li si è appena cancellati. Allo scopo di non lasciare tracce. O come quando si scannerizza maldestramente il logo della Bank of America per piazzarlo su un estratto conto dove millantare di avere 3,98 miliardi di liquidità. Un falso accompagnato da una meravigliosa “lettera di garanzia” (anch’essa falsa), che chi ha letto ha definito scritta in un’inglese emilian-maccheronico. C’era bisogno di incicciottire il portafogli di Bonlat, che pareva un pochino in sofferenza? E che problema c’è? Basta collegarsi a Internet, cercare una pagina con i prezzi delle obbligazioni, sceglierne alcune, e iscriverle tra le attività dello stato patrimoniale dell’azienda. Bisogna mettere qualche credito in bilancio? C’è questo di 43 milioni di dollari con la Hans Newman, una società che non esiste e con un nome del tutto inventato! Tanto, son scartoffie, chi volete che controlli? Insomma, diciamolo, visto che siamo quasi a sentenza. E senza dimenticare che chi tra gli ovvinion-leaders e nella stampa finanziaria ha buttato la croce addosso al buon Calisto - che sedeva ai bei tempi nel cda di Capitalia - quando ormai la truffa era evidente, lo ha fatto con l’evidente intento di occultare le responsabilità di taluni banchieri. Tanzi va scusato, compreso, perdonato. Dopodiché, bisognerebbe chiudere bene la cella e buttare la chiave. Peccato che non accadrà mai.
Il libro di cui vedete qui la copertina esce oggi nelle migliori librerie, e anche nelle altre, ‘che siamo generosi. Edito da Baldini Castoldi e Dalai, è di Pino Nicotri, direttore di Giornalettismo, e si intitola “Emanuela Orlandi - La verità”. Riportiamo la presentazione, in attesa di una recensione. “A un quarto di secolo di distanza, il mistero della scomparsa della bella ragazzina di quasi 16 anni Emanuela Orlandi continua a registrare periodiche riesplosioni a base di “rivelazioni”, “certezze” e “supertestimoni” che rivelano
immancabilmente il loro vero volto: depistaggi, falsi scoop e false speranze. Con tecniche da lancio pubblicitario di un prodotto da vendere. Continuando a ignorare sistematicamente le conclusioni della magistratura italiana, che di fatto ha escluso la tesi del rapimento e che la vicenda Orlandi abbia qualcosa a che vedere con l’altra scomparsa cui sempre viene affiancata, quella cioè della coetanea Mirella Gregori. Appare infatti chiaro che il vertice del Vaticano, compreso molto probabilmente Wojtyla, sapeva bene che non di rapimento si trattava, bensì di morte. Concludere che Wojtyla e/o la Segreteria di Stato sapessero come in realtà stavano le cose è sconcertante, ma si tratta di una conclusione supportata in particolare da altri tre elementi, tutti documentati e interni al Vaticano. Il primo è la assoluta mancanza di iniziative per aprire reali canali di comunicazione con i “sequestratori”. Il secondo è la scelta di “lasciare le cose come stanno”. Il terzo è il muro di bugie e omertà nei confronti della magistratura italiana. Un atteggiamento speculare a quello dei “rapitori”: il Vaticano tace e mente, i “rapitori” non forniranno mai la benché minima prova di avere l’ostaggio. Il vuoto assoluto di verità nel gioco di specchi tra Vaticano e “rapitori” lascia spazio alle messinscene più varie, dall’entrata in campo sotto mentite spoglie dei servizi segreti di Berlino Est fino alle frottole e imprecisioni veicolate dai vari “Telefono Giallo”, “Novecento” di Pippo Baudo, “Chi l’ha visto?”, ecc. The show must go on”.
(Vignetta di Artefatti)


























Se veramente si facesse chiarezza nel caso Parmalat… non so quanti banchieri “famosi” dormirebbero nelle patrie galere… ma sappiamo che non succederà nulla di tutto questo.
Al limite condannerano l’usciere per non aver chiuso la porta in tempo, prima che fuggissero i soldi!
LOL povero Cally
edit:
Tanzi comunque mi sa che paga come quegli altri, cioè zero. E ci sta anche bene, voglio dire, è l’ennesima dimostrazione che il sistema paga sempre. Anche quando ci si riduce a rubare sul tetrapak!
OHHHHHHHH finalmente è uscito il librooooooooo!!!! >.< vojo
complimenti e tanti in bocca al lupo per il Sig. Direttore
Con Osservanza
Callisto e’ un benefattore dell’umanita’ , 1 supercoppa europea, 2 coppe Uefa, 1 Coppa Coppe , 3 coppe Italia ed una supercoppa italiana sono lì a dimostrarlo.
E’ tutto un gomblotto ordito da Moggi, mi pare fino inutile ricordarvelo.
Che poi non ho capito, non si diceva che le leggi pro-Berlusconi avrebbero salvato Tanzi etc?
Cosa sono tutti quegli anni di carcere?
E’, di preciso, che reato e’ l’”ostaggio”?
Gateo solo tu e Gene Gnocchi lo potete difendere!| è.é
@ gateo
scusate, era “aggiotaggio” non “ostaggio” (mi metto a scrivere troppo tardi la notte)
Il libro sulla Orlandi… :Q___ Vabbè che la Juve rubbava alla grande, ma non vincere nemmeno uno scudetto con Buffon, Veron, Thuram e Crespo giovini, Zola, ecc. non è semplicissimo…
In effetti il sor prostatino ha ragione >,> ahhh il vecchio grande parma
Callisto Tanzi condannato: vittoria di Pirro per la giustizia