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Ask: il social network del cyberbullismo?

Aski? Sono lontani i tempi di Irc, quando con un “#” si poteva aprire il canale dei tuoi interessi o della tua città. Sono lontani i tempi di nick con stelline annesse. Ora i ragazzi under 18 usano k e il loro cognome e nome con tanto di foto instagrammata a seguito. Hanno le idee “chiare” su sesso, libertà, valori (più o meno discutibili) e sopratutto non vedono l’ora di parlare sempre e comunque. Per questo Ask.fm, riesce a soddisfarli. Basta un pulsante e il loro social network di riferimento procurerà loro una domanda a cui rispondere. Basta cliccarne un’altra e potrai esser tu (con anonimo o meno) a fare una “richiesta” ad utente. Ed è qui, in quel punto interrogativo, che si sfiora il limite dello star bene 2.0. Spesso dietro una richiesta c’è un commento pesante, un insulto mirato o una richiesta poco consona alla minore età del ragazzo. Così askare spesso diventa una giungla.

Two clothespins at a clothesline ( with heart and question mark ), Symbolic picture for: Love, seperation, relationship.

COS’E’ ASK – Creato dai lettoni Ilja e Mark Terebin, Ask è un social network di tipo Q&A (question and answer, domanda e risposta), simile alla saccente Quora, ma decisamente più legato a Facebook dove, tramite collegamento account gli utenti possono postare i loro ask sotto il proprio profilo. Per iscriversi ad ask.fm si può usare anche il proprio account Facebook, Twitter, Vk.com. Una volta inviata una domanda ad un vostro collegamento, quest’ ultimo può decidere o meno se pubblicarla sul suo profilo. Idem potete farlo anche voi, rispondendo sia a domande rivolte da singoli che a quelle generali che ti chiede Ask. Uno dei larghi problemi del social in questione è però l’anonimo. Spesso, dietro una richiesta senza un volto, si nascondono offese ed insulti. Purtroppo il social network, anche se nato per scopi differenti, non permette una efficace tutela in merito. Ask.fm chiede almeno i 13 anni di età, chiedendo nome e indirizzo e-mail valido al momento della registrazione. Attraverso però false credenziali è possibile sviare il tutto.

ASK E I POPULAR – Iniziamo il nostro viaggio dentro Ask. Al momento dell’iscrizione è il social stesso che ti fornisce una serie di domande a cui dare una risposta. Ovvio più sei brillante nel rispondere, più spiccherai nel flusso home. D’altronde per i più impopolari c’è un piccolo aiutino: sotto la finestra popolari ci sono vari utenti campioni di Q&A. Le loro risposte raggiungono nel giro di pochi secondi centinaia di “cuori” (equivalente dei likes di Facebook o dei preferiti di Twitter). Basta seguirli e si apre un mondo fatto di fan di Justin Bebier, di One Direction, di foto da diva, di video con facce in perfetto stile cosiddetto “bimbominkia”. Tutto libero, tutto accessibile, tutto pubblico.

Ecco qui che può comparire nel flusso in home:

abortion, roe vs. wade, Allegheny Reproductive Health Center

abortion, roe vs. wade, Allegheny Reproductive Health Center

DI COSA PARLANO I GGIOVANI SU ASK – Di che parlano i giovani su Ask? Di amore, di musica, di scuola. Così c’è chi dirà la sua sulla gelosia, chi invece racconterà una storia strappalacrime che neanche Twilight sarebbe in grado di partorire. Le pagine profilo diventano così una sorta di diario virtuale in cui raccontarsi o rispondere a tono. E svelare anche cose un po’ troppo private (vere o presunte) sulla propria vita:

abortion, roe vs. wade, Allegheny Reproductive Health Center

LE OMBRE DI ASK – Non mancano però le offese. In questo caso un ragazzo di colore viene puntualmente preso di mira. Gli appellativi? “Negro dim …., Tornatene in Africa”. Lui reagisce in modo forte e chiaro contro gli ask anonimi e frequenti sul suo profilo.

abortion, roe vs. wade, Allegheny Reproductive Health Center

Spesso si incappa in richieste assurde, dove i minori rispondono (in pubblico) senza sapere chi ci sia dietro lo schermo.

abortion, roe vs. wade, Allegheny Reproductive Health Center

O commenti pesanti…

ask social network bullismo 11

Ma se al suo posto ci fosse stato qualcuno più debole? Che sarebbe successo?

ASK E I SUICIDI – Nel Regno Unito il problema di Ask è molto sentito, anche perché le offese via social network sarebbero la causa del suicidio della piccola Hannah Smith. Hannah, 14 anni, si è tolta la vita la scorsa settimana dopo aver subito una pioggia di insulti da parte di utenti anonimi. I fondatori del sito assicurano di essere già al lavoro per migliorare la sicurezza. In una lettera aperta gli imprenditori Terebin hanno espresso il loro cordoglio per la morte della ragazza. Nel mentre il primo ministro David Cameron ha chiesto un boicottaggio di siti “vili” e pericolosi, per evitare ulteriori tragedie. Gli inserzionisti come eBay, EDF Energy, The Sun, Laura Ashley, Specsavers, Vodafone e Save the Children hanno ritirato la loro pubblicità sul sito Ask.fm. “La stragrande maggioranza dei nostri utenti – assicurano i Terebin – sono adolescenti felici che usano Ask.fm con i coetanei di tutto il mondo per cose che li interessano. Il bullismo è un problema che abbiamo e che in nessun modo perdoniamo”. Hannah, che decise di bere candeggina per farla finita, è solo l’ultima della lista. Joshua Unsworth è morto suicida a marzo e due adolescenti irlandesi, Ciara Pugsley, 15, e Erin Gallagher, 13 anni, si sono levati la vita a causa del cyberbullismo lo scorso anno.

I DATI – Secondo i dati di Alexa, il rank di Ask.fm è in netta crescita. L’Italia figura tra i primi quattro paesi per numero di utenti, preceduta solo da Stati Uniti, Brasile, Canada e Turchia.

ask social network bullismo

Secondo Comscore.it, con 13,2 milioni di visitatori al giorno Ask è il 79° sito più popolare al mondo.

BELLO ASK, MA… – Ma Ask piace davvero ai suoi utenti o c’è molto da migliorare? Dopo aver trascorso qualche ora saltando tra profili adolescenziali e battute che rievocano i corridoi delle scuole medie abbiamo chiesto direttamente a loro che ne pensavano: domanda collettiva e non anonima.

ask social network bullismo (2)

Su circa una ventina di utenti alcuni preferiscono non rispondere. “Se usato con criterio è una cosa buona, ma ovviamente le persone sanno solo sfruttare l’anonimato per offendere” commenta un ragazzo. “L’unico pro è che a volte salva dalla noia, poi è pieno di idioti in cerca di domande/mi piace che chiedono di continuo l’elemosina, moralisti che non sono in grado di capire una battuta, napoletani che appena nomini la loro città partono con i kitammuort ecc.” posta un altro. “Pro: è un bel passatempo se ti annoi, basta ahahah. Contro: troppi, a parte quei pervertiti che si divertono a scrivere certe cose a ragazze (che tra l’altro rispondono alle provocazioni), tizi che “Basta ask, non insultatemi!” e poi su FB scrivono “DAIII CHIEDETEEEE HIHI”, non sopporto tutta sta gente” commenta una ragazza. “Guarda non so dirti..ask è giusto un sito dove perdere tempo e combattere la noia ma ha anche i suoi difetti,le persone molto spesso credono che grazie all’anonimo posso offendere le persone..e molto spesso sono tutte cazzate per cercare di colpire nel profondo una persona,poi molti anonimi si sentono ‘potenti’ chiamando zoccola una ragazza che non fa un c**** e giudicano la vita delle persone senza conoscerla,e quindi alquanto squallido”, risponde una altra ragazzina. Insomma, sondando i pareri, sembra che la mancanza di bon ton e di controllo rovini il tutto.

Qui sotto alcune risposte:

CYBERBULLISMO E REATI – Il cyberbullismo è generalmente commesso da più persone. L’utente può esser preso di mira con video, foto, frasi che portano a lederne la dignità. I reati che possono coinvolgere i cyberbulli partono dall’ingiuria e la molestia fino ad arrivare ai casi più gravi, ovvero l’istigazione al suicidio (articolo 580 del nostro codice penale). Nel recente decreto legge promosso a Palazzo Chigi si è parlato di bulli di rete. Peccato però che nel riassunto fornito da Chigi non figuri una decisa azione contro i cyberbulli, bensì un inasprimento delle pene nel caso di frodi informatiche. Tutt’altra cosa:

furto di identità digitale, attraverso il quale vengono commesse frodi informatiche. In questi casi viene previsto un innalzamento della pena edittale e la procedibilità d’ufficio per il delitto di frode informatica.

Mentre in Gran Bretagna partono le petizioni, in Italia contro i cattivi della rete siamo ancora in alto mare. Ma davvero l’unica soluzione è bloccare il social network in questione? Secondo un report di Arcigay del 2010, gran parte del bullismo omofobico avviene per esempio all’interno delle mura scolastiche (per lo più in classe). Dobbiamo chiudere anche le aule? O forse occorre uno studio diverso, più approfondito, tra relazioni social media e giovani? E se sì come agire? La risposta forse va cercata nei video ironici con cui alcuni ragazzi replicano a domande hot su Ask. Una ragazzina per esempio ha mostrato un sedere disegnato sul foglio di carta e il dito medio davanti alla pesante richiesta. Oppure basta cercare nelle repliche a battute maligne. “Ma allora sei proprio grassa pesi 64 kg per 1.63 di altezza wooow io peso 55 per 1.70 perché non ti metti a dieta?” chiede un anonimo alla piccola F.. Lei, per nulla smarrita risponde:

Sinceramente perchè ho fame, e poi dipende dalla costituzione ovviamente. Tranne che il fatto che tu possa pesare 55 kilogrammi, non significa che tu sia bella, quindi. Ok che vorrei perdere qualche kg, ma non voglio diventare anoressica. E vorrei dire a tutte le ragazze che leggeranno questa domanda ( e capiranno quanto tu possa far schifo) CHE NON SI DEVONO VERGOGNARE DI DIRE QUANTO PESANO, NON E’ UN NUMERO CHE TI RENDE BELLO, ANZI E TUTT’ALTRO. E ORA VAI A FARE LA TUA MERDA DI DIETA, VOMITA, STAI A DIGIUNO PER SETTIMANE, MA A ME ASPETTA LA CENA, CIAO.

Il problema sta tutto in quella domanda, con parole non pesate, che hanno sostituito le cerbottane dall’ultimo banco alle medie. Ora si gioca tutto su pubblica piazza (virtuale) e stranamente gli insulti diventano molto più pesanti. Molti ragazzi si sanno difendere (a modo loro).  Aiutiamoli però a farlo.