Mutui indicizzati al cocomero?
18/11/2008 - LA BPM NON È BABBO NATALE – Fatte queste precisazioni, si può parlare dello “strano caso della Banca Popolare di Milano (BPM) e del mutuo al tasso BCE“. Al momento pare l’unico caso di accoglimento dell’appello di Bini Smaghi, membro
LA BPM NON È BABBO NATALE – Fatte queste precisazioni, si può parlare dello “strano caso della Banca Popolare di Milano (BPM) e del mutuo al tasso BCE“. Al momento pare l’unico caso di accoglimento dell’appello di Bini Smaghi, membro del
Consiglio Direttivo della BCE, e Draghi, Governatore della Banca d’Italia. Il mutuo pare indicizzato al “tasso BCE” (il Refi, direi) più uno spread dell’1,50%, quindi al momento quoterebbe un (3,25+1,50=) 4,75% (tasso di interesse composto, chiaramente). Come dice l’articolo su Repubblica.it, dato che ora per i mutui ipotecari si quotano spread anche dello 0,50%, se l’Euribor tre mesi tornasse ai livelli precedenti al maggio 2007 (sotto al 4%), il mutuo BPM diventerebbe più caro di un “tradizionale” mutuo a tasso variabile (quotato al massimo ad un 4,50%). L’osservazione è ottima, ma più che la “storia” si dovrebbero guardare le prospettive dei tassi, e in questo ci soccorrono i tassi forward, previsioni dell’andamento ad es. dell’Euribor tre mesi implicite nell’attuale curva dei tassi: al momento questi tassi oscillano tra il 2,5% e il 3,5% in un orizzonte di due anni! Ciò significa che nel momento in cui il mercato si aspetta per il futuro tassi attorno al 3% e quindi mutui attorno al 3,5%, l’attuale mutuo-Refi offrirebbe un 4.75%; anche scontando tagli persistenti del Refi di un intero punto, la BPM non sembrerebbe (giustamente) fare regali a nessuno. Certo, si può sperare che la concorrenza riduca lo spread anche di questi mutui-Refi, ma io non spererei in grossi recuperi, perché la banca deve comunque (giustamente) proteggersi dal (far pagare il) rischio di tasso (sempre che non si finanzi al Refi, e sappiamo che non è possibile per molti).
MA ALLORA… – Perché alti esponenti di BCE e Banca d’Italia sembrano voler “persuadere moralmente” le banche a fare questi mutui-Refi? Forse perché la maggior stabilità dei tassi ufficiali (sempre che la BCE non faccia proprio lo stile della Fed) renderebbe più tranquilli i mutuatari; ma allora perché non suggerire mutui a
tasso fisso così non ci si pensa più? Ci deve essere dell’altro… e secondo me “dell’altro” sta nel comportamento delle banche, già da me qui evidenziato, di “parcheggiare” liquidità aggiuntiva presso la BCE: pagando il Refi (o il Refi+0,50%) le banche private possono ottenere liquidità aggiuntiva che mantengono “in attesa” in deposito presso la BCE stessa al Refi-0,50%. Questi sono in effetti fondi con costo “indicizzato al Refi” e che pertanto, in una logica finanziaria, possono esser prestati con finanziamenti indicizzati al Refi eliminando, per la banca, il rischio di tasso (e se le banche non lo fanno, hanno in mente qualcosa di più importante). Insomma, la tanto decantata indicizzazione al Refi non è necessariamente un buon affare, le parole delle autorità possono sottendere ben più che l’affetto verso i mutuatari, e attorno ai mutui l’informazione mostra tanto facile qualunquismo al “cocomero“.













MARCO, ALLORA, MI TIRI FUORI QUESTI TITOLI O NO?