di Alessandro Bernardini
postato alle 11:31 del 18 novembre 2008 in EsteriTorna alla home

Il conflitto tra israeliani e palestinesi va avanti da sessant’anni forse anche perché manca da entrambe le parti la necessaria lucidità per capire cosa succede davvero, per accettare il fatto che i rimedi usati finora sono inefficaci, o dannosi. Eppure i bambini sembrano vederci meglio degli adulti.

A Gaza c’è ormai un mostro che va abbattuto”. Così definisce Hamas il ministro per i pensionati israeliano Rafi Eitan. Lo segue a ruota Olmert che chiede ai vertici militari di studiare un piano per mettere fine “al regime di Hamas”. Il movimento islamico sembra essere la spina nel fianco di Israele, la causa dell’”islamizzazione strisciante” in Palestina, il pericolo numero uno da eliminare. “Per Hamas l’obiettivo primario di lungo termine è la liberazione di tutta la Palestina storica, dal mare (Mediterraneo) al fiume (Giordano) e la fondazione di uno Stato indipendente basato sulla sharia, la legge religiosa islamica”, afferma il vice-capo dello Shin Bet (sicurezza interna) su un articolo scritto per un centro studi di Washington. E ancora: “Hamas cerca di dotarsi di un esercito moderno e potente che conduca una lotta armata ad oltranza contro Israele. Un fine che viene acclamato dai nemici di Israele: Iran, Siria, Hezbollah”. Vero. Non c’è dubbio. Ma è Hamas l’unico problema? E’ da tempo che si guarda il conflitto israelo-palestinese da una lente appannata per poi meravigliarsi di vedere il mondo sfocato. E’ da troppo tempo che si mette un cerotto al dito non accorgendosi che la mano è mozzata. E gronda sangue da sessant’anni.

E ALLORA CI RISIAMO - Chi ha rotto la tregua fra Israele e Hamas in vigore dal 19 giugno? Chi ha iniziato? L’uovo o la gallina? L’effetto o la causa? Il problema sembra essere sempre lo stesso. Cercare una risposta è inutile. Due versioni. Due, duecento, duecentomila storie diverse, ognuna raccontata con la bava alla bocca. Con la terra mischiata alla saliva che ritorna a terra attraverso lo sputo. Chi è stato? Militanti di Hamas lanciano razzi sulla colonia ebraica di Eshkol nel deserto del Negev. L’esercito israeliano si ammassa vicino al valico di Erez e uccide cinque palestinesi in due attacchi diversi. “L’aggressione israeliana é una grave violazione della tregua e se questi raid continueranno i combattimenti non resteranno limitati a un’area a est della fascia centrale della Striscia”, afferma il portavoce di Hamas. Ci risiamo.

CHI PAGA IL CONTO? - I Territori Occupati e la Striscia di Gaza dovrebbero diventare lo specchio da cui controllare il livello del grado di rispetto della legalità internazionale. La vita dei palestinesi è una sorta di videogame dell’orrore. Superare muri, recinti, fili spinati, controlli, check point, umiliazioni quotidiane per andare a scuola, a lavoro o da un amico. Una continua e sistematica opera di soffocamento che non fa altro che radicalizzare l’odio verso Israele. Gli israeliani vivono nella nevrosi collettiva di essere attaccati, privati del diritto ad esistere. Al confine con la Striscia di Gaza ogni giorno arriva qualche bella sorpresina sotto forma di missile. La materializzazione della divisione, il muro, è la barriera che porterebbe alla pace per il governo israeliano ed espressione del più becero razzismo per i palestinesi. C’è un programma televisivo in cui nella sigla finale, sulle note de “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano, gli ospiti parlano di relazioni e connessioni. Ecco, io non capisco davvero la relazione (o connessione) fra il modo di vivere dei palestinesi e gli israeliani e la lotta al terrorismo. La creazione del muro. L’autoreclusione. L’espansione delle colonie. Le strade esclusive. I check point. L’embargo di Gaza. L’appropriazione delle terre. Non la capisco.

QUEL MOSTRO GIURIDICO - In quel fantomatico specchio che potrebbe essere il conflitto israelo-palestinese non ci guarda nessuno. O almeno nessuno di importante. Nessuno di quelli che decidono. Non ci guarda il walteriano Obama (!) che ha subito messo i puntini sulle “i” dichiarando Gerusalemme capitale di Israele, non capendo (o non volendo capire) che quell’argomento lì, si proprio quello lì, è proprio delicato, fragile, fondamentale per la stabilità della regione. Non ci guarda la comunità internazionale che si nasconde dietro ad un “non vedo, non sento, non parlo” inquietante e che “normalizza” e “democratizza” un processo sistematico di annessione territoriale illegale sostenendo “l’unica democrazia” in medioriente. Una “democrazia” che si avvale di un mostro giuridico come quello della detenzione amministrativa che viola l’articolo 76 della Quarta Convenzione di Ginevra che recita: ”Gli abitanti di un territorio occupato debbono essere detenuti nel paese occupato e, se riconosciuti colpevoli, scontare la pena in tale paese”. E allora ci risiamo. Dove dovremmo guardare per capire come risolvere la questione? Israele nel suo sacrosanto diritto di esistere ha forse esagerato? Esistere deve tramutarsi in “prendere ciò che non è tuo”? Se questo significa esistere allora Israele ha tutto il diritto di fare quello che fa.

MISSIVE DI SPERANZA -
Storie dal muro
racconta (o tenta di farlo) l’”esistere” dalle due parti del muro. Di un muro che da qualunque parte lo si guardi è sempre di cemento armato. È sempre una divisione, un’orribile malformazione all’esistenza umana. C’è un libro intitolato “Lettera al di là del muro”, che raccoglie le lettere più belle e toccanti selezionate da educatori palestinesi e italiani nei campi profughi di Shu’fat e Qalandia. Nasce dall’esperienza degli operatori di Vento di Terra Onlus in Palestina, impegnati nel sostegno ai centri educativi dei campi profughi dell’area di Gerusalemme Est. In questo libro Marah, 14 anni, scrive: “La mia colpa è essere palestinese? Essere bambina costretta a vivere in questo posto occupato? O forse la mia colpa è non riuscire a togliermi di dosso questa occupazione?“. Le lettere arrivano ai bambini israeliani e italiani. E allora ci risiamo: o puliamo la lente o riattacchiamo la mano.

Edit: Il blogger italiano Victor Arrigoni è stato arrestato dalle forze di polizia israeliane. Segui qui la vicenda

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