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Siria: l’orrore della guerra nelle immagini del satellite

Edifici e palazzi distrutti, interi quartieri civili ridotti in macerie. Le immagini satellitari riprese tra settembre 2012 e maggio 2013 dall’American Association for the Advancement of Science (Aaas) e pubblicate da Amnesty International mostrano l’orrore della guerra civile in Siria, da due anni ormai dilaniata dallo scontro tra ribelli e forze lealiste al regime di Bashar al Assad. A pagare le conseguenze dei bombardamenti – la maggior parte dei quali condotti dalle forze governative contro aree controllate dai ribelli, ndr – sono soprattutto i civili. Incalcolabile il numero dei feriti e di chi ha perso la vita durante gli attacchi, come sottolinea Amnesty.

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LA SIRIA DEVASTATA DALLA GUERRA – Le immagini satellitari mostrano la distruzione nella città di Aleppo, la città patrimonio dell’Unesco che si trova al nord-ovest della Siria e che ormai da mesi è il terreno di pesanti scontri tra le forze lealiste e i ribelli. Entrambe si contendono e si dividono la città, ma nessuno sembra ancora in grado di prevalere sull’altra. Tre sono i quartieri di Aleppo – Tariq al-Bab, Ard al-Hamra e Jabal Badro, ndr – mostrati prima e dopo i bombardamenti, effettuati attraverso l’utilizzo di missili balistici. Come spiega Liberation, la relazione dell’Aaas conferma poi la distruzione parziale o totale di almeno dieci edifici storici, compreso l’antico Suq al-Madina e la Grande Moschea degli Omayyadi. In particolare, se si analizzano gli attacchi condotti dal regime tra il 18 e il 22 febbraio 2013, si può poi evidenziare l’alto prezzo pagato in termini di vite umane, a causa dei combattimenti. Oltre 160 sono state le vittime, centinaia i feriti, così come i senza tetto, quest’ultimi a causa delle decine di abitazioni rase al suolo.

L’ORRORE DI ALEPPO -Aleppo, che rappresentava prima della guerra civile il cuore del Paese siriano – essendo la città più popolosa, oltre che il principale centro commerciale – risulta oggi completamente sconvolta dal conflitto. Ormai “completamente devastata”, con metà della sua popolazione fuggita dopo i continui bombardamenti del regime. Chi resta intrappolato in città “si trova sotto il fuoco e in stato d’assedio, in condizioni umanitarie disperate”, ha spiegato Amnesty International nel suo rapporto. L’organizzazione attacca l’attendismo della comunità internazionale: “Le immagini confermano le gravi violazioni del diritto internazionale ad Aleppo, diretta conseguenza della paralisi e del ritardo nel condannare questi crimini e deferire la situazione della Siria alla Corte penale internazionale”, si legge. Per Amnesty le immagini non sono nient’altro che le drammatiche “istantanee di una popolazione sottoposta a un assedio brutale”, documentato ormai da tempo. Ben sei milioni sono le persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni in Siria per evitare di restare vittime dei bombardamenti: “Molte di queste, ben 4.250.000, si trovano ancora nel Paese, dato che decine di migliaia di profughi interni hanno trovato riparo in campi improvvisati, sorti nei pressi del confine con la Turchia”. Questo perché nell’autunno dello scorso anno il governo turco ha di fatto chiuso le frontiere ai rifugiati provenienti dal confine siriano.

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Aaas ed Amnesty hanno poi sottolineato come in tutto il centro di Aleppo si siano moltiplicati i posti di blocco delle fazioni contendenti, che sono passati in poco tempo da 400 a mille circa.

IL PRESUNTO ATTACCO AD ASSAD – Intanto, la tv di Stato siriana ha mandato in onda alcune immagini che ritraggono il presidente Bashar al Assad mentre partecipa ad un momento di preghiera nella moschea Anas bin Malik, nel cuore di Damasco, all’interno del quartiere di al-Malki (lo stesso della residenza ufficiale del presidente siriano, ndr). Sono le celebrazioni della festività musulmana di Eid al-Fitr, con le quali si segna la fine del Ramadan. Bashar al Assad viene mostrato insieme a grand muftì: si tratta per lui della terza apparizione pubblica in poco più di una settimana. Con il filmato Assad ha voluto così smentire, seppur in modo indiretto, le rivendicazioni di alcune fazioni jihadiste dell’opposizione armata, compresa la Brigata di Liberazione al-Sham e quella Liwa al-Islam. I due gruppi avevano sostenuto di aver attaccato il corteo motorizzato lungo il tragitto, del quale avrebbero conosciuto in anticipo il percorso. “L’attacco ha scosso il regime, anche se Assad non è stato colpito”, aveva spiegato alla Reuters un militante del gruppo jihadista da una località sconosciuta nella capitale. “Ci sono stati due cortei, uno dove era presente Assad e un altro che faceva da esca. Abbiamo mirato quello corretto”, ha aggiunto. Al contrario, il regime ha negato tutto: “La notizia è completamente falsa”, ha concluso il ministro dell’Informazione Omran Zoabi. Fino alla messa in onda delle immagini della moschea, dove Assad appare illeso.