Marcello Pera annuncia l’arrivo della società dispotico-etica. E poi si augura che questa arrivi, posto che sia quella che ovviamente piace a lui
Non possiamo permetterci il lusso di ignorare l’allarme che Marcello Pera lancia dalle pagine de La Stampa di venerdì 15 novembre: è per aver ignorato quello che tre anni fa lanciava dal Meeting di Cl che adesso gli
americani si ritrovano con un presidente meticcio. Ci sono uomini che guardano, uomini che vedono e uomini che prevedono: Marcello Pera appartiene alla ristretta cerchia di questi ultimi, e dunque merita attenzione. Marcello Pera prevede che la recente sentenza della Corte di Cassazione sul caso Englaro apra la via ad una “società dispotica“. Paura, eh? Bene, l’allarme a questo serve.
A dispetto dell’enorme pila di faldoni, “il caso non è giudiziario”; a dispetto di quanto è parso in attinenza ad un diritto, “non è neanche giuridico”; “e neppure si tratta di un caso politico”, a dispetto del conflitto di attribuzione sollevato dal Parlamento; “il caso è culturale”, scrive Marcello Pera. “Anni e anni di individualismo, edonismo, nichilismo, relativismo e utilitarismo hanno preparato il terreno alle sentenze”, scrive; “i giudici – scrive – non hanno consultato i codici, hanno ascoltato lo «spirito del tempo» […] hanno trasformato il sentimento di alcuni in un diritto di tutti”; “ora anche in Italia – scrive – c’è il diritto all’eutanasia, passiva e attiva”. Sarà, ma come si arriva alla “società dispotica” nella quale “oggi una élite presuntuosa, domani una maggioranza inerte, dopodomani un dittatore etico” possono farci fuori a loro piacimento? In quale modo il diritto di ciascuno di decidere per sé può trasformarsi nel suo esatto contrario? Non è chiaro, ma proviamo a capire.
“Se, come sostengono i cultori della bioetica utilitaristica, bene è ciò che fa bene a me, ciò che considero utile per me sulla base della mia autonoma e insindacabile decisione, allora anche la vita diventa uno strumento per qualche altra cosa“. Quale altra cosa se non – appunto – “ciò che considero utile per me sulla base della mia autonoma e insindacabile decisione”? “Il procuratore generale della Cassazione proprio questo soffio di vento utilitaristico ha colto, quando ha detto che il procuratore generale di Milano non aveva titolo a presentare ricorso, perché la vicenda è «privata» e non esiste un «interesse pubblico da tutelare». Proprio così, il bene, l’etica, è questione privata e nessuno può sindacare il comportamento di un altro. Altro bene, quello di per sé, indipendente dagli apprezzamenti degli individui, non esiste più”. Ecco, forse qui sta il cuore del problema: il bene “di per sé” che non coincide con “ciò che fa bene a me”. Trattandosi della mia vita, perché dovrebbe valere il primo, se non lo condivido? Se non ritengo che la sofferenza possa essere edificante, perché devo accettarla? Se non ritengo che lo stato vegetativo permanente sia vita degnad’essere vissuta, perché devo viverla? Se non voglio essere nutrito ed idratato in modo artificiale, perché devo subire questi trattamenti? In vista di un bene “di per sé“, che non coincide affatto con “ciò che considero utile per me sulla base della mia autonoma e insindacabile decisione“. Si può pretenderlo? Non eravamo partiti con l’allarme per il rischio di una “società dispotica“? E cos’è più dispotico, che ciascuno decida per sé fino alla libertà di morire o che un valore non condiviso valga per tutti fino al dovere di vivere anche quando non si voglia?
“Se qualcuno, un credente, un sacerdote, un Papa, un’anima semplice si alza ad opporsi, non dicono in tanti che la religione deve essere una questione anch’essa privata e che la chiesa non deve interferire?“. Certo, ma
perché i secondi sarebbero nel torto rispetto ai primi? Non è in questione la vita “di per sé“, ma la vita di ciascuno: perché un credente, un sacerdote, un Papa o un’anima semplice avrebbero diritto a interferire su vite altrui? Perché Giovanni Paolo II può essere lasciato libero di andare “alla casa del Padre” e rifiutare il sondino che invece Eluana Englaro mai avrebbe accettato se cosciente?
“A questa idea del bene morale senza fondamenti i giudici si arrendono, anche con compiacimento, ma i popoli per fortuna ancora si ribellano […] Se l’opinione pubblica reagirà, se avrà la forza di invertire il relativismo etico che la seduce e l’ammorba, se avrà voce e le sarà data voce, allora anche la sacralità della vita, la dignità della persona, torneranno ad essere valori in sé, beni pubblici da proteggere”. Chi ne sarà garante? “Una élite presuntuosa“? “Una maggioranza inerte“? “Un dittatore etico“? Ma non era questo che doveva farci spavento?























Ohh marcello pera è una causa persa ormai
matura direi.
cadrà dall’albero?
la metafisica continua ad aiutare chi non ha nulla da dire.
Pera deve aver fumato qualcosa che vorrebbe proibire al popolo bue….
Saluti
Lisa
E’ davvero uno strano paese questo, dove chi ha verità assolute dice che è democratico imporre la sua visione del mondo agli altri e si accusano di dispotismo la pretese degli altri di decidere per sé stessi
individualismo, edonismo, nichilismo, relativismo e utilitarismo
io aggiungerei
cannibalismo, scambismo, strabismo, alcolismo, visagismo, daltonismo, dadaismo, perismo
buon ismo a tutti
Quelli che vogliono imporre agli altri decisioni personali invocando il “bene superiore” dovrebbero stare attenti, che mica è detto che faranno parte di chi decide cosa è il “bene superiore”.
(p.s. venerdi era il 14, sabato il 15)
“Bagism, Shagism, Dragism, Madism, Ragism, Tagism
This-ism, that-ism, ism ism ism
All we are saying is give peace a chance”
John Lennon
Che tristezza, prima Pera kaiser, poi Pera abate e mai Pera coscia.