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Le superstiti del bus della morte: “Raccontavamo barzellette, poi quel rumore”

Il Corriere della Sera, a firma di Marco Imarisio, ci propone le testimonianze di due delle sopravvissute del tragico incidente dell’autobus caduto dal cavalcavia sull’A16 causando la morte di 38 persone e di come in fondo tutto sia successo in pochi attimi.

incidente pullman irpinia (20)

PRIMA GLI SCHERZI, POI – Le due donne, Rosa Chiocca e Bartolina De Felice, sono tutt’ora ricoverate al reparto di ortopedia del Caldarelli di Napoli con fratture a tibia, perone, anca, mani. A bordo Luciano Caiazzo aveva preso il microfono ed aveva iniziato a raccontare storielle. La signora Rosa non ricorda più la battuta ma doveva essere un qualcosa sull’arrivo a casa.

“Mia sorella -continua la donna- si è alzata per fare i versi a una battuta che le aveva fatto una amica seduta davanti. Era appena cominciato il momento che ci piace di più, quello dei giochi, che ridiamo e cantiamo. Ma è durato poco”.

QUEI RUMORI – Entrambe ancora non sanno qual è stato il fato dei loro amici e forse è ancora presto. Adesso è ancora il momento del ricordo, dell’elaborazione dell’incidente. Continua Rosa:

“Stavamo ridendo tutti quando abbiamo sentito i rumori. Io ero seduta dietro e l’ho sentito proprio sotto di me, non uno solo, due o tre botte forti che le abbiamo sentite nei piedi. Stavamo giocando a cantare e sfotterci e ci siamo fermati subito. A me ha fatto tanta paura quel silenzio e il pullman che andava in modo strano, di qua e di là, non andava più dritto. Mia sorella Raffaella ha detto Madonna mia e mi ha preso ancora più paura. Poi abbiamo cominciato a urlare tutti. Fermate, fermate, io ho sentito anche il nostro autista Ciro che gridava, lui si voleva fermare ma il volante non gli girava”.

 

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“CI STIAMO SCHIANTANDO” – Bartolina, l’altra donna, non è stata così fortunata. Solo il braccio sinistro è libero da tagli ed ematomi ed è sorvegliata dalla figlia Rosa. Queste le parole della donna:

Io ero contenta perché Luciano ci ha fatto la sorpresa di portarci a Pietrelcina per la messa, che non era una tappa prevista. Io e mio marito Gennaro siamo seduti dietro e io mi sono quasi addormentata quando all’improvviso sento questo ammaccamento sotto al pullman. Non ci ho capito niente, il pullman si muoveva a scatti, deviava, sembrava che stava per girare, girava ma continuava ad andare. Mi viene in mente solo Gennaro che mi dice che ci stiamo schiantando e fai presto metti i piedi bene a terra sotto al seggiolino, stringimi, e poi mi sono svegliata nel buio, e c’erano queste voci che dicevano venite, qui c’è una persona viva. Luciano e Ciro sono uomini affidabili, sono amici di mio marito da tanto tempo. Non date la colpa a loro, che sono buoni”.

“LUCIANO E’ BRAVO ED IO ERO CONTENTA” – Rosa Chiocca ha sentito la frase ed ha voluto rilanciare:

È vero, Luciano è bravo. Pensi che ci viene sempre a pigliare a casa per portarci in gita. Con lui, a noi ci basta scendere le scale e siamo sul pullman. E poi mi fa pagare poco, per questa gita ci ho messo 130 euro per tre giorni a pensione completa, a me piace sempre stare così, senza pensare a farmi da mangiare da sola come quando sono a casa. La prima sera abbiamo anche ballato, e sabato prima di partire abbiamo fatto tutti il bagno in piscina. Ero proprio contenta, anche Luciano, perché ero stata io a chiedergli se prima o poi ci portava da Padre Pio, perché ho un voto da sciogliere che riguarda i miei figli

UNA FAMIGLIA – Perché in fondo Luciano, come lo chiamano loro, era la persona che teneva insieme una comunità, quella del rione Terra, il fu cuore di Pozzuoli che si trasformò a causa del bradisismo in un rione abbandonato. Ed è dal rione Terra che viene Rosa che fu costretta a trasferirsi in un quartiere periferico che ha portato il taglio delle radici:

Per fortuna che Luciano ci tiene tutti insieme, lui può capire perché è dei nostri, suo papà era amico di mia sorella.

Anche perché Rosa è vedova da molti anni e viveva di fatto con la sorella Raffaella, più grande di lei di vent’anni:

“Mi sono svegliata che ero tutta capovolta, con un peso addosso e ho capito che era lei. Sentivo qualcuno che batteva sul pullman, ho urlato, e sono arrivati. Hanno preso prima me, poi Raffaella”.

La speranza, ormai vana, è che tutto possa tornare come una volta:

“Ci vediamo tutti insieme da vent’anni, e ormai siamo una famiglia. Anche a Ciro gli voglio bene, perché è un autista bravissimo e si vede che è sempre sincero nelle preghiere”.

“DITE CHE IL MIO PAPA’ E’ STATO UN EROE” – l’altra Rosa, la figlia di Bartolina, a fatica è riuscita a trattenere le lacrime durante il racconto della madre anche perché, oltre ad un po’ di vergogna, non sa come raccontarle la verità, ovvero che Gennaro non c’è più.

“Mio padre era bidello, a scuola gli volevano tutti bene. Era un uomo onesto che ci ha cresciuto con grandi sacrifici. Il racconto di mamma lo ha sentito. Per favore, scriva anche che il mio papà è stato un eroe”.