E negli Usa ridono per i twitter di Silvio mafioso
18/12/2010 - Oggi, ancora molti siti stranieri discutono ”dell’inconveniente” in salsa web 2.0 in cui è stato coinvolto il nostro premier a Bruxelles Silvio Berlusconi, a suo modo, è entrato nella storia. E’ con ogni probabilità il primo leader di un paese
Oggi, ancora molti siti stranieri discutono ”dell’inconveniente” in salsa web 2.0 in cui è stato coinvolto il nostro premier a Bruxelles
Silvio Berlusconi, a suo modo, è entrato nella storia. E’ con ogni probabilità il primo leader di un paese fatto oggetto di una contestazione “informatica” di stampo Web 2.0 portata fino a dentro la “Stanza dei bottoni”, ossia sugli schermi piazzati all’interno della Sala riunioni del Consiglio europeo a Bruxelles. Una cosa che sta suscitando la generale ilarità all’estero. Vuoi per il tipo di “attacco”, vuoi per il fatto che Twitter – il sistema di microblogging che ha fatto da piattaforma – all’estero è molto in voga come strumento di comunicazione e, soprattutto, di condivisione. Dopo che ieri il britannico The Guardian è stato tra i primi organi di informazione “on line” a dare notizia “dell’attentato” a colpi di tweet con tanto di insulti e soprattutto di citazioni, diciamo così poco edificanti, opera dell’ingegno stesso premier italiano, altre testate straniere hanno ripreso “l’evento”. C’è chi prova a dare un tono satirico e chi si sofferma invece sul dettaglio tecnico e sui limiti della singolare protesta. Tutti, però, inevitabilmente, non possono fare a meno di ricordare “l’oggetto” della contestazione: Silvio Berlusconi e il suo modo di governare – scusateci l’eufemismo – l’Italia.
TALK ABOUT BERLUSCONI – Il popolare Huffington Post, testata on line americana, spiega come a Bruxelles si fossero sforzati “per collegare gli utenti Twitter col potere europeo”, un modo per rendere possibile una comunicazione tra mondi, apparentemente, molto lontani. Quello dell’opinione pubblica che usa il popolare sistema di conversazione e quello della politica, nelle sue stesse stanze. “Invece è finita in imbarazzo“. Spiega HP “I funzionari dell’Unione europea sono caduti in una trappola dopo che lo scorrimento dei tweets (cosi si chiamano i messaggi su Twitter) su grandi schermi in una riunione dei leader Ue a Bruxelles“. I tweet come sappiamo recavano insulti al premier italiano. L’imbarazzo è stato notevole tanto che l’esperimento comunicativo, “un progetto pilota“, è stato prontamente abortito. Insomma, la cosa fa certamente notizia e la notizia assume ancora più “gusto” se in mezzo c’è sempre Berlusconi. Un approccio più tecnico alla materia lo offre il noto sito di informazione tecnologica Techcrunch il quale spiega cosa può essere accaduto. “Twitter è senza dubbio un ottimo modo per catturare l’atmosfera su ciò che accade praticamente ovunque nel mondo”, scrive TC, aggiungendo “Complimenti all’UE per la sperimentare dal vivo delle proiezioni di Twitter in occasione dei vertici ufficiali, ma tal proposito… hanno ancora bisogno di imparare che la moderazione è importante, troppo”. E ancora. “Il flusso di tweet dal vivo, che è stato visualizzato sulle TV al plasma in tutto l’edificio, è stato improvvisamente arrestato dopo che utenti italiani di Twitter hanno dirottato il flusso EUCO # con messaggi anti-Berlusconi, chiamando il politico mafioso e pedofilo“. Secondo TC “Fortunatamente, la situazione non ha spaventato il team dell’Ufficio stampa dall’usare in futuro ancora questo genere di interazioni con Twitter, tra l’opinione pubblica e la politica europea” anche se come ammette la stessa responsabile dell’Ufficio sarà necessaria più attenzione. TC, tuttavia, crede che “l’esperimento non sarà ripetuto, almeno come è stato gestito ieri”. Ancora una volta merito di Berlusconi?













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I nostri leader politici, ottenebrati dal desiderio di mandare a casa, meglio se in prigione, Berlusconi, e questi dal tripudiare ancora, non si rendono conto d’un elemento in pieno svolgimento in Francia e che raggiungerà l’Italia tra non poco: il conflitto aperto tra laicità e Islam. La presenza del crocefisso nei luoghi pubblici in Italia, aberrazione post fascista,oltre impedire una vera integrazione degli immigrati giovani, muoverà i seguaci di quella destinata a diventare la seconda religione in Italia, al diritto della preghiera nelle strade. E questa non è una illustrazione capziosa. La nostra incapacità a regolare l’importanza dei cattolicismo con l’ambizione laica della costituzione, ci trova oltremodo impreparati ad accogliere l’Islam secondo le regole più diffuse della nostra repubblica. Bisogna, imperativamente, abituare i nostri politici laici più avveduti a iniziare il dialogo con le frange scarse ma esistenti, di islamisti propensi a una laicizzazione della loro religione. Certamente, gli “ Aristide Briant, i Combes, i Clemenceau”, nell’Italia d’ oggi, sono inesistenti. La maggioranza si dice fiera di essere cristiana, meno se cattolica convinta, conta al contrario che i laici veramente coraggiosi, sono pochi in politica e lo sono peggio nei programmi televisivi, ostacolati dai vari responsabili che timorosi del posto, lasciano la Rai in balia dei vari cardinali, incapaci di scegliere chi saprebbe dimostrare chiaramente la falsità della catechesi cattolica, avversa al passato religioso biblico e alla rivoluzione scientifica, e ancora meno degni della loro tanta osannata moralità. Non tutti dimenticano la prevaricazione della inquisizione passata e del presente accerto di pedofilia. Laici e non credenti , osate, osate! La religione è una simulatrice idea di libertà, la cattolica soltanto un rutilante patchwork Ameglio@libello.com