Foreign Policy: tra i 100 più importanti del mondo nessun italiano

18/12/2010 - Da Warren Buffett a Bill Gates, da Barack Obama ed i coniugi Clinton a Angela Merkel, fino agli economisti Roubini e Krugman. La rivista di geopolitica presenta la sua classifica Siamo ormai alla fine 2010, tempo di classifiche e di

     
 

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Da Warren Buffett a Bill Gates, da Barack Obama ed i coniugi Clinton a Angela Merkel, fino agli economisti Roubini e Krugman. La rivista di geopolitica presenta la sua classifica

Siamo ormai alla fine 2010, tempo di classifiche e di bilanci sull’anno che si appresta a passare. Un anno che la nota rivista americana di geopolitica Foreign Policy definisce cruciale. Eppure, fa una certa impressione constatare come nelle prime cento posizioni non ci sia nemmeno un italiano. Anche questo, evidentemente, è l’ennesimo segno di scarsa considerazione di cui gode che all’estero il nostro paese. E questo dovrebbe preoccuparci molto più delle storielle di Berlusconi o dei soliti “scazzi” provinciali che invece leggiamo sulla nostra stampa.

AAA CERCASI ITALIANI – Resteremo sempre il “Bel paese” nonostante le nostre bellezze, sempre più spesso, appaiono degradate e preda dell’incuria, come dimostrano i crolli avvenuti a Pompei che tanto rumore hanno fatto all’estero, oppure il paese del “Bunga-Bunga“, quello sbertucciato in tutto il globo per le storielle a sfondo sessuale del nostro presidente del Consiglio. fatto sta che il nostro paese non sembra produrre uomini o donne degni di menzione per le loro capacità, nei più svariati campi, che ne segnino un ruolo da Global Thinkers, ossia un leader capace di influenza le opinioni pubbliche mondiali. Non c’è un nostro politico – e questo era scontato – ma nemmeno un nostro scienziato, economista, o più in generale un’intellettuale che all’estero appaia degno di considerazione. Anche questo, purtroppo, è un segno evidente – e sarà bene prima o poi farci i conti –  del nostro declino. Foreign Policy non prende in considerazione solo la potenza o magari la ricchezza. Queste, sembra di capire, sono cose che non dipendono per forza dalle proprie capacità di essere, nel proprio campo un “opinion leader” globale, capace di influenzare con le proprie opinioni anche quelle degli altri. Secondo la rivista di geopolitica hanno capacità in tal senso Bill Gates, il fondatore di Microsoft, oppure “l’oracolo di Omaha”, Warren Buffett, il presidente di Berkshire Hathaway o il boss di Apple, Steve Jobs. Tra i politici la pole va a Barack Obama, che, per quanto il suo astro appaia meno luminoso di appena due anni fa, è ancora considerato un “pensatore globale”, così come Angela Merkel o David Cameron. In classifica figura ancora anche il grande vecchio della diplomazia americana Herry Kissinger, e persino il premier greco George Papandreu. Molti gli economisti nei top 100 Global Thinkers.  Da Nouriel Roubini, a Paul Krugman, allo stesso Joseph Stigliz. Ma di italiani, come detto, nemmeno l’ombra. Sarà il segno di questi tristi tempi di un paese impegnato a seguire suo malgrado, noi compresi, escort e veline, anziché a fare opinione e segnare la propria leadership riconosciuta all’estero.

     
 

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