Elezioni e preferenze: ecco cosa i politici non faranno mai
19/11/2008 - Alcune proposte-progetto che porterebbero un po’ di aria nuova nella politica italiana. Cinque punti che ridarebbero agli elettori il loro diritto, quello di scegliere. Se le proposte-progetto elencate in questo articolo venissero realmente applicate, ci troveremmo di fronte ad una
Alcune proposte-progetto che porterebbero un po’ di aria nuova nella politica italiana. Cinque punti che ridarebbero agli elettori il loro diritto, quello di scegliere.
Se le proposte-progetto elencate in questo articolo venissero realmente applicate, ci troveremmo di fronte ad una classe politica con la “c “e la “p” maiuscole. Avremmo tanti parlamentari europei che fanno i parlamentari europei, tanti deputati che fanno i deputati, tanti senatori che fanno i senatori, e via discorrendo fino al consigliere comunale o circoscrizionale. Ritornerebbe il “porta a porta” e la sezione del partito sotto casa acquisirebbe nuovo vigore. Aumenterebbe la capacità di rappresentanza della politica. L’elettore ritornerebbe centrale nel gioco elettorale. Si parlerebbe di politica meno in tv, di più nelle strade. Quello che i politici non vogliono.
LISTE BLOCCATE - Abolizione delle liste bloccate. Ritorno alle preferenze, eccezion fatta per i collegi uninominali, come avviene con la legge elettorale attualmente in vigore per le Elezioni del Consiglio Provinciale. Immediata scomparsa dai due rami del parlamento delle mogli, degli amici degli amici, delle veline, dei portaborse e di tutti coloro che politici non lo sono mai stati in prima persona. Per sedersi a Palazzo Madama o a Montecitorio ci sarà esclusivamente bisogno di fare politica, gavetta, farsi le ossa e conquistare consensi. Non basta nemmeno giungerci per vie traverse, non basta essere un bravo giornalista, un ottimo presentatore televisivo o un attore stimato.
LISTINI E DOPPI INCARICHI - Abolizione dei listini da tutte le leggi elettorali regionali che lo prevedono. E’ inaccettabile che, mentre futuri Consiglieri Regionali combattano sul campo la battaglia delle preferenze, altri che ricopriranno di lì a poco lo stesso identico incarico stiano a guardare alla finestra in attesa di essere nominati, in virtù di chissà quale Santo in Paradiso. Anche qui vale la stessa riflessione fatta al punto precedente. Abolizione doppi incarichi politici. I candidati alle Elezioni Politiche, sia per la carica di Deputato che di Senatore, non dovranno ricoprire, già dal momento della presentazione delle liste, nessun altro incarico politico nelle Amministrazioni locali, nei Comuni, nelle Province, nelle Regioni, e nemmeno in ambito europeo. O la fine di un mandato o le dimissioni da altro incarico saranno il preludio ad una nuova avventura politica.
PREFERENZE MULTIPLE - Abolizione della preferenza multipla. Gli elettori dovranno esprimere, qualora lo vogliano, una ed una sola preferenza. Il caso riguarda le Elezioni Europee, dove di preferenze è possibile indicarne tre, ma il principio dovrebbe essere valido per ogni tipo di consultazione (un tempo la preferenza multipla, per la precisione quadrupla, era possibile alle Politiche). Stop, quindi ai plebisciti, dei vari Gruber, D’Alema, Santoro. Il peso dei candidati maggiormente legati ad un territorio sarà maggiore rispetto ai nomi grossi provenienti dall’alto. Sarà ridotto l’effetto traino dei media, la campagna non sarà prettamente mediatica, perché l’elettore si troverà di fronte ad un bivio: scegliere il candidato locale o quello nazionale? Oggi è possibile votarli entrambi. Nel nostro caso no. L’abolizione dei doppi incarichi politici che abbiamo ipotizzato al punto precedente, già spingerebbe di per sé i maggiori esponenti dei partiti a preferire Roma a Strasburgo. E a quel punto forse avrebbe fine lo scempio che li vede protagonisti: prima ottenere centinaia di migliaia di preferenze, poi lasciare il posto ai colleghi di partito meno in vista.
CANDIDATURE MULTIPLE - Abolizione candidature multiple. I candidati potranno presentarsi, alle Elezioni Europee e alle Politiche, in uno e un solo collegio o circoscrizione. Fine dei giochetti post-voto. Stando ad oggi, infatti, i leader si presentano in cima alle liste dei loro partiti in ognuna o quasi tutte le circoscrizioni. Nel caso dei partiti più piccoli, che riescono ad ottenere seggi in una sola o poche circoscrizioni il leader mette al sicuro la propria elezione. Nel caso dei partiti maggiori, il leader (o i leader, infatti spesso c’è più di un esponente di partito che si pone in cima alle liste in più regioni) viene eletto su tutto il territorio nazionale e, conseguentemente, la Segreteria in base alla scelta della circoscrizione in cui il Segretario o il Presidente è eletto, può stabilire se ad essere eletto è questo o quello il candidato posto più giù nella lista. Nel caso di abolizione delle liste bloccate, come ipotizzato prima, nessun parlamentare potrebbe essere “nominato”, come avviene oggi (è possibile prevedere con un margine di errore minimo prima del voto chi saranno gli eletti): i partiti non avrebbero più la certezza dell’elezione di alcun candidato.













Aggiungo io una proposta.
L’astensionismo ha un peso. Dei posti a disposizione la percentuale di astenuti decurta in modo direttamente proporzionale il numero di deputati che si eleggono. Per esempio, per eleggere una camera di 630 deputati, in un’elezione che vede al voto solo il 75% dei votanti, saranno messi a disposizione solo 472 seggi.
Solo che dovresti essere in grado di discernere fra astensionismo volontario (cioè come atto politico) e non. Io fare così ma con le schede annullate volontariamente (W la figa, per dire). Non perché l’astensionismo non sia politico blabla, solo che risulta troppo difficile capire chi non ci va per scelta politica e chi invece perché non può, non sa, non risponde
Nel nostro bel paese ci son troppi partiti politici, addirittura alcuni che non hanno motivo di esistere!
Non solo, c’è anche un nesso troppo stretto tra parlamento e sistema partitico: tanti gruppi parlamentari quanti sono i partiti politici! Un vero casino!
Credo che l’italia si dovrebbe “americanizzare” in quanto il parlamentare americano ha un legame col partito quasi inesistente!
Americanizziamoci un pò!
Lucia il caso americano io non lo prenderei in considerazione – IMHO – perchè al ridursi dei partiti (cosa che in senso assoluto io trovo sbagliata) fa moltiplicare una diversa “appartenenza” del parlamentare: la lobby che lo ha votato e finanziato.
@Loska
Chi non va a votare perchè non si sente rappresentato o perchè non saprebbe cosa votare comunque dovrebbe contare quanto un “astensione volontaria al voto”. Perchè è responsabilità politica non saper spiegare o non saper rappresentare il proprio popolo.
Non sono d’accordo su due punti:
- limitazione ad una sola preferenza. Così facendo si corre il rischio dei “pari merito”
- il divieto delle doppie candidature. O meglio: le lascerei, ma a quel punto, se eletto, non puoi scegliere ma obbligatoriamente devi andare dove sei stato appena eletto.
In tutti i casi la mia idea di “sistema elettorale ideale” è proporzionale secco, con liste uniche nazionali e candidati eletti solo in base alle preferenze effettivamente date.
p.s.: ma non ho capito; prima ci si scandalizzava per i politici di professione ed ora si invoca che ad essere eletti siano solo i politici di professione?
Per EssEmme
- l’astensionismo non coincide necessariamente con la minore affluenza alle urne. C’è differenza tra politiche europee e amministrativa ad esempio. E poi non esiste un metodo per determinarlo. Sono d’accordo con Loska. Il dissenso può essere manifestato anche con il sostegno a forze minori o comunque alternative ai principali attori in campo. Sono questi ultimi, infatti, ad essere i destinatari del segnale (di protesta) che l’elettore che si astiene vuol dare.
Per Rado:
- Una sola preferenza evita o comunque riduce il rischio che i leader nazionali si candidino in ogni circoscrizione esclusivamente per fare da traino alla lista, per poi lasciare il posto ad altri giunti nelle posizioni inferiori.
- La tua seconda ipotesi può essere oggetto di discussione, e’ un’idea, sicuramente meno radicale di quella che ho riportato nell’articolo. In ogni caso il punto fondamentale è (dovrebbe essere) cercare di evitare che troppi politici abbiano troppi incarichi. Meno potere nelle mani di poche persone. Anche questo aumenta la democrazia. Contrasta le oligarchie dei partiti.
Come ci si può aspettare che gli stessi figuri che traggono profitto da questo sistema si adoperino per cambiarlo?
per Donato de Sena:
La mia idea sulla non preferenza unica era basata sul corollario (in effetti non citato) che ci si dovrebbe candidare in un solo collegio (oppure prendere in toto la mia proposta del collegio unico nazionale).
Col sistema attuale conservo ugualmente dubbi che sia la misura efficace per contrastare il fenomeno dei leader fagocitatori di voti.
Rado, sulla tua domanda sui politici di professione… ti dico… la questione è: meglio correre il rischio che qualcuno “compri” i voti degli elettori o è meglio correre il rischio che qualcuno “compri” i seggi in Parlamento?
La questione non è tanto magioritario-proporzionale, ma quanto preferenza-lista bloccata. Credo che la soluzione migliore per almeno ridurre, non dico evitare, le “controindicazioni” delle leggi elettorali sia il MAGGIORITARIO SECCO, senza alcuna quota proporzionale (630 collegi uninominali). Ma questa è solo un’utopia, perchè non credo che gli italiani siano culturalemnte pronti per un bipartitismo “vero” e non “casuale” come quello nato alle urne l’aprile scorso.