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La Ue, la miniera d’oro per chi truffa il fisco

Ogni anno al Fisco europeo vengono sottratti cento miliardi di euro per la cosiddetta frode della società fittizia, o frode carosello, un trucco che esiste all’interno dell’Ue da ormai una ventina d’anni. I governi potrebbero contrastare questo fenomeno piuttosto facilmente, ma nessuna nuova regola è stata introdotta nonostante i proclami di lotta all’evasione fiscale.

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FIASCO EUROPEO – Il trattato di Maastricht ratificato nel 1993 ha introdotto la completa libertà di circolazione delle merci e dei capitali all’interno dell’Unione europea, nata proprio grazie al nuovo accordo che rilanciò il processo di integrazione del Vecchio Continente. La creazione di un mercato unico tra i vari stati membri dell’Ue ha prodotto significativi risultati economici, ma ha altresì creato opportunità per chi volesse truffare il fisco dei vari paesi. Dal 1993 infatti vige all’interno dell’Ue una prassi che ogni anno sottrae decine di miliardi di euro alle autorità nazionali, grazie alla frode della società fittizia, chiamata in inglese Missing trader fraud o caroseul fraud. L’ultima denominazione chiarisce in parte di quello che si tratta: il termine giostra, o carosello, indica infatti il vorticoso trasferimento dell’imponibile da una società all’altra che permette sostanzialmente di far scomparire i soldi.

COME FUNZIONA – La frode della società fittizia funziona con la creazione di una catena di società di comodo all’interno delle quali vengono fatti circolare trasferimenti delle merci al fine di ottenere dal Fisco rimborsi non dovuti. Una società intermedia, chiamata A per esemplificare,  fornisce merci all’interno dell’Unione europea ad una società fittizia, B, che si trova in un altro paese. Questa società acquista la fornitura senza pagare l’Iva sfruttando la cessione intracomunitaria, e poi fornisce l’acquisto ad una terza società, la C, all’interno dello stesso stato membro. La B ottiene così l’Iva dalla vendita a C, la quale chiede al Fisco il rimborso della stessa. L’erario perde di conseguenza l’imposta sul valore aggiunto pagata dalla terza società alla seconda società di comodo. Questo processo si può ripetere, così da creare un vorticoso giro di truffe che ha preso il nome di frode a carosello. Chi commette questo tipo di frode gode di due vantaggi: incassare l’Iva nera portandola all’estero come se fosse un “fondo nero” da riciclare, oppure versarla in modo ridotto nel prodotto da commercializzare, così da ridurne il prezzo e acquisire maggiore competitività sul mercato.

DANNI INGENTI – Per coprire questo reato di solito le merci trasferite da B a C passano attraverso società cuscinetto, e questo tipo di organizzazione, proprio per rendersi ancora più invisibile alle autorità fiscali, viene dispiegato all’interno di vari paesi dell’Unione europea con numerose società fittizie, che sfruttano inoltre la diversa imposizione sul valore aggiunto per sottrarre ulteriori risorse. Questa prassi per evadere il fisco è particolarmente diffusa all’interno dell’Ue. Le società sfruttano il mercato unico, ovvero libertà di movimento per capitali e merci, ma regole fiscali e soprattutto autorità preposte al loro controllo diverse. La Corte dei Conti tedesca, insieme ai loro colleghi di Belgio e Paesi Bassi, ha stimato questa truffa in circa 100 miliardi di euro l’anno. Una somma ingente, pari ad un decimo circa del budget complessivo dell’Ue, di poco inferiore al miliardo di euro, che però si spalma per sette anni. Le magistrature dei vari paesi europei contrastano questo tipo di reato contestando il reato di associazione a delinquere, visto che per realizzare le frodi a carosello spesso più società si mettono d’accordo per creare un’organizzazione criminale dedita a nascondere i soldi al Fisco.

SCARSO CONTRASTO – Negli ultimi anni ci sono stati vari casi di cronaca che hanno rivelato la diffusione di questo tipo di frode. Nel 2011 la Guardia di Finanza ha recuperato 2 miliardi dalla commissione di questo reato, ma è assai probabile che l’importo complessivo sia decisamente superiore. All’interno dell’Ue fu sgominata un’organizzazione criminale che frodava il fisco attraverso il vorticoso rimborso a società fittizie dei certificati di inquinamento per la Co2, una normativa prettamente comunitaria derubata di conseguenza due volte. Sueddetsche Zeitung ne illustra il caso, che aveva coinvolto Deutsche Bank, per illustrare la diffusione e l’importanza di questa tipologia di frode fiscale. Non l’unica permessa dalle lasche regole europee, molto sfruttate dalle società multinazionali, che spesso trasferiscono i profitti nei paesi dove vige un minor carico fiscale, come Irlanda o Paesi Bassi, per ridurre in modo significativo il peso delle tasse sui loro bilanci. Una contesto di elusione o vera e propria evasione del mercato unico europeo che, rimarca il quotidiano tedesco, non viene contrastato con la necessaria severità dalle autorità nazionali.