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Colpo grosso alla mafia di Ostia beach

Vent’anni di legami, due cosche ed una ‘pax mafiosa’. Casa base Ostia, con continue chiamate alla cupola sicula. La Squadra mobile di Roma sta eseguendo 51 arresti nei confronti di un’associazione di stampo mafioso che da anni aveva il controllo delle attività illecite sul litorale della Capitale. L’operazione antimafia è stata considerata una delle più vaste condotte dalla polizia romana. I fermi sono scattati stamane, impegnando circa 500 agenti della polizia di Stato. Sono entrati in azione anche reparti speciali, elicottero, unità cinofile e pattuglie della polizia marittima. La zona non è nuova a presunte infiltrazioni mafiose.

Duplice omicidio ad Ostia

MAFIA AD OSTIA: POLITICA E COSCA – E’ stato il sindaco Ignazio Marino stesso a chiedere, a metà luglio, una ispezione negli uffici del X Municipio. A far scattare l’allarme una intercettazione ambientale dove un esponente del clan Spada chiedeva al dirigente dell’Ufficio tecnico di Ostia la gestione di un chiosco sulla spiaggia. Il colloquio risale a giugno 2012, ed Armando Spada riceverà l’appalto dei parcheggi e uno stabilimento balneare, tolto nel giro di pochi giorni ai vecchi gestori. La liason tra Spada e la politica è raccontata da Federica Angeli su Repubblica:

Società di cui fanno parte Spada, appunto, e Ferdinando Colloca, fratello del consigliere municipale Salvatore Colloca, già Pdl poi passato all’Udc. “Faremo pulizia”, ha garantito il neo presidente del X Andrea Tassone (Pd). (…) Anche perché quel che è accaduto dopo il colloquio avvenuto nell’ufficio Tecnico del X Municipio, il primo giugno del 2012, tra l’ingegnere Aldo Papalini e Armando Spada è emblematico della situazione a cui oggi si è arrivati nel Lido di Roma.

Per il bando delle soste a pagamento lungo il litorale di Ponente la storia è poco limpida. Sempre Repubblica riporta:

il Consorzio Delta, che, d’incanto e per mistero, fa ritirare dalla gara due altre ditte che avevano gareggiato per l’appalto delle strisce blu. La società fa capo a tale Paolo Rossi ma quelle strisce blu fuori dagli stabilimenti, per cui il X Municipio stanzia 50mila euro (a fondo perduto, visto che, a oggi, la ditta in questione non ha onorato il conto), sono di Armando Spada. Lo sanno tutti. Giacomo Vizzani, ex presidente Pdl del XIII, interpellato da Repubblica, fa spallucce: “È che potevamo fare? Quella era una gara pubblica, Spada ha vinto il bando”.

L’opposizione scalpita, le strisce blu vengono annullata. Spada però non è affatto contento e richiede il chioschio in spiaggia. La sua società che lo vuole gestire preme ed ottiene:

La Bluedream è una ditta controllata dal genero di Armando al 60%, il restante 40 appartiene a Ferdinando Colloca, fratello di Salvatore, già capogruppo Pdl nel X poi passato nelle fila dell’Udc. Così nella prima settimana di agosto 2012 succede che l’ingegnere Papalini scartabella tra le concessioni demaniali e trova un cavillo nello stabilimento gestito al Cral Poste, “Orsa Maggiore”: avrebbero dovuto aprire il 1 maggio e non il 3. Questo basta a revocare, seduta stante, la concessione alla famiglia che per trent’anni l’ha gestito. E il 10 agosto al loro posto entrano Armando Spada & co. Nessuno batte ciglio nelle stanze della politica, né nel parlamentino di Ostia né tantomeno in Campidoglio, il gioco ormai è fatto.

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MAFIA AD OSTIA: SPARI COL BOTTO – Gli omicidi sul litorale arrivano (da sempre) a comando. Due anni fa Giovanni ”Baficchio” Galleone e Franchino ”Sorcanera” Antonini vennero uccisi in via Forni. Qualche ora dopo l’omicidio a Nuova Ostia (si parla di novembre) si tenne un anomalo spettacolo pirotecnico. Prima di morire Baficchio avrebbe schiaffeggiato Carmine ”Romoletto” Spada. Ed è proprio su quel litigio che vuole fare chiarezza la Dda. Anche perché uno lotti balneari desiderati da Spada toccano una vittima. Precisamente il lotto 1 (Happy Surf) fino al 2004 fu gestito da Galleoni e Baficchio. Nelle intercettazioni riguardanti il X municipio il tassello ci sarebbe eccome. Il Messaggero, a firma di Giulio Mancini racconta:

«Quello è l’unico lotto che non l’ha mai voluto nessuno, lo sai di chi era quello là, no?» dice Spada a Papalini. «È de quelli che avemo ammazzato, gli ultimi». Per ottenere considerazione da parte del capogruppo PdL Mario Settimio Bellavista, Armando chiede poi a Papalini di parlargli e di dirgli «lì ce sta Armando, il 10 e l’1 (ovvero i lotti, ndr) è cosa nostra».

LA MAFIA DI OSTIA: ROMA CHIAMA SICILIA – Gli arresti di oggi sono una questione di “famigghie” tra Roma e Sicilia. I clan dei Fasciani, dei Triassi e dei D’Agati, secondo le autorità investigative, da anni spartivano il malaffare sul litorale di Ostia. Una vera e propria cosca che controllava tutto: dall’ingresso di un nuovo appartenente, agli accordi tra i capi per la suddivisione delle zone di lavoro. C’era chi faceva da pacere in caso di litigi, chi invece pianificava esecuzioni (o tentati omicidi) utili a mantenere lo status quo. Colpite le intere famiglie dei Fasciani, dal boss Carmine, ai fratelli Nazzareno, Giuseppe e Terenzio, e quella dei Triassi, Vito e Vincenzo, affiliati alla cosca Cuntrera-Caruana. Questi ultimi, secondo le autorità, erano il fil rouge che legava la Capitale alla Cosa Nostra sicula. Individuato anche un altro appartenente a Cosa Nostra da anni stanziato ad Ostia, che fingeva da terzo anello del gruppo di comando dell’organizzazione.

LA MAFIA DI OSTIA: DALLE SLOT ALL’OMBRELLONE – Spesso gli appartenenti agivano da sé, senza quindi permesso dei capi. Dopo, però dovevano dar conto dei loro affari alla cupola. I reati contestati dopo il blitz, vanno dall’usura, al traffico internazionale di droga, alle estorsioni ai danni di commercianti, al controllo di intere piazze di spaccio sai al lido che in città, al controllo del mercato delle slot machine, alle infiltrazioni in apparati amministrativi per l’assegnazione di abitazioni popolari, al controllo di intere attività balneari. I faldoni sul caso del X municipio sono già in mano alle autorità, oggi sono arrivati gli arresti. Le indagini però non sono ancora chiuse. Oggi è arrivata una grande batosta al “er sistema”, ma ci sono ancora altre responsabilità (anche politiche) da dover attribuire.