|

La monarchia nel mondo, un’anomalia nella modernità

Con la decapitazione di Luigi XVI e la rivoluzione francese s’apre l’era moderna, straordinariamente ostile a un istituto millenario come la monarchia. Ben poche sono sopravvissute da allora e poche tra quelle sopravvissute hanno un futuro sereno che le attende al varco.

Map-of-absolute-monarchy

LA MINACCIA REPUBBLICANA E LA RESTAURAZIONE – Lo scoppio della rivoluzione francese fece scorrere i brividi ai sovrani europei, che al proclama della repubblica e all’annuncio dell’età dei lumi risposero devolvendo poteri ai parlamenti in misure diverse e abbracciando il “dispotismo illuminato”. Pretesero cioè di farsi illuministi e di essere comunque i sovrani assoluti che guidavano i popoli verso la modernità. Ma la modernità portò anche il prepotente sorgere di una classe borghese e al tramonto della nobiltà, spazzata via del tutto con l’avvento della guerra industriale e con il trionfo d’idee come il suffragio universale e la democrazia, che come la rivoluzionaria dichiarazione d’uguaglianza di tutti gli uomini hanno acceso rivoluzioni e rivoluzionari in tutto il mondo fin dagli esordi francesi.

LA FINE DEI RE – La rivoluzione russa e poi l’uscita dalla seconda guerra mondiale ridussero ulteriormente lo spazio monarchico. In gran numero sparirono con la divisione del mondo in due blocchi, in uno dei quali il destino dei monarchi era quello della “rieducazione” o dell’esilio, mentre in quello occidentale solo ai monarchi più svelti a farsi da parte fu consentito di conservare il posto, se non il potere. Sparirono così quasi tutte le monarchie che dominavano quella parte di mondo che va dall’Europa Orientale all’estremo Oriente e che ancora resistevano nel ventesimo secolo. Tra le 26 famiglie reali oggi sopravvissute al potere ci sono comunque ancora notevoli differenze, al netto del caso britannico che rappresenta un’anomalia del tutto peculiare perché il sovrano di Londra è nominalmente capo di stato di 16 paesi oltre al Regno Unito, quelli del “Regno del Commonwealth”, anche se la definizione di regno non è ufficiale. Anche paesi come Australia e Canada sono quindi monarchie costituzionali e, anche se non condividono la costituzione con la Gran Bretagna, hanno comunque come capo di stato il sovrano britannico e non possono essere considerate repubbliche, dilatando così il numero delle “monarchie” ben oltre il numero delle case regnanti, sono infatti 16 i paesi indipendenti che hanno scelto di rimanere sotto l’ala della monarchia britannica anche una volta conquistata l’indipendenza.

I MONARCHI DA RAPPRESENTANZA – Tra le monarchie semplicemente decorative o quasi, che non hanno funzioni diverse da quelle di rappresentanza o poco più, c’è quindi la gran parte di quelle sopravvissute. La più antica delle monarchie è quella giapponese, con la dinastia che siede sul trono dal 660, ma che dal 1945 si è dovuta spogliare come le altre degli attributi divini e, anche più di altre, è stata estromessa dalla gestione del paese e mantenuta solo come simbolo dell’unità nazionale. In Asia ci sono anche Cambogia e Malaysia che hanno monarchie ugualmente irrilevanti, poi in Africa c’è quella di Letsie III, monarca decorativo del Lesotho, mentre  il resto si trova tutto in Europa, dove ci sono monarchie simili in Spagna, Svezia, Norvegia, Olanda, Lussemburgo, Belgio e Danimarca, il cui sovrano regna anche sulla Groenlandia, che fa parte del regno di Danimarca anche se si autogoverna con un parlamento proprio dal 1979, un rapporto simile a quello dei paesi del Commonwwealth con la la monarchia britannica.

Jigme Khesar Namgyel Wangchuck re del Bhutan e regina

QUELLI CON UN PO’ DI POTERE – C’è poi una serie di regni nei quali i sovrani hanno ancora alcuni poteri, come quello di veto su alcune leggi o veri e propri ruoli attivi come nel caso del re del Liechtenstein, che è addirittura in controtendenza e di recente ha votato per concedere più poteri al re. Molto influente è anche il monarca di Monaco, che in realtà è un “principato” abbastanza anomalo, destinato ad estinguersi qualora i Grimaldi restino senza eredi diretti ad essere riassorbito dalla Francia, solo nel 2002 una modifica costituzionale ha allargato la platea degli accedenti alla successione scongiurando il pericolo che la mancanza di discendenza del principe Alberto conduca al dissolvimento del principato: “«in mancanza di discendenza diretta e legittima, la successione si opera a vantaggio dei fratelli e delle sorelle del principe regnante e dei loro discendenti diretti e legittimi, in ordine di primogenitura, con precedenza ai maschi a parità di grado di parentela»”. Nella categoria rientrano anche la Thailandia, il Bhutan e le isole Tonga, ma se nel  paese himalayano il monarca oggi sul trono si è dato da fare per devolvere poteri e promuovere maggiore democrazia, a Tonga il George Tupou V e i suoi modi autoritari hanno scatenato rivolte a animato un movimento pro-democrazia fin dalla sua incoronazione. Diverso ancora il caso di re Bhumibol Adulyadej in Thailandia, che con i suoi 67 anni sul trono è il decano dei regnanti e batte persino la regina Elisabetta. Un sovrano che negli ultimi anni è stato chiamato a esercitare i poteri che gli sono riconosciuti per provare a tenere insieme un paese straziato da un confronto politico asprissimo.

LEGGI ANCHE: La piccola Corea del Golfo

GLI AVANZI DI MEDIOEVO – A questo elenco restano da aggiungere le monarchie assolute, ce ne sono ancora diverse per lo più concentrate nei paesi del Golfo. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman, Kuwait e Bahrein sono tutti paesi nei quali il sovrano incarna il potere esecutivo, quello legislativo e anche quello giudiziario, monarchie feudali nelle quali la parola del monarca è legge e le punizioni previste per chi fiata o prova ad opporsi sono ugualmente medioevali. I tentativi di alcuni di questi monarchi di costruire parvenze inutili di parlamentarismo confermano la convinzione che le famiglie reali al potere potranno esserne private solo con la forza, cosi com’è per il sultano del Brunei, che a differenza dei colleghi domina un regno gonfio di petrolio, ma ritagliato in una porzioncina dell’isola del Borneo. Il paradosso per il quale queste monarchie assolute esistono in quanto  le grandi democrazia occidentali le hanno messe e mantenute al potere è solo apparente, fungendo le stesse da garanzia dell’accesso privilegiato dei grandi paesi industrializzati, e tutori coloniali, alle immense risorse energetiche custodite nel sottosuolo dei loro paesi .

GLI ALTRI SOVRANI ASSOLUTI – A completare l’elenco restano lo Swaziland, regno dell’Africa Australe dove il re Mswati III gode di poteri assoluti e dell’originale bonus della scelta delle vergini per il suo talamo, e Giordania e Marocco, due monarchie in crisi che stanno resistendo con le unghie e con i denti, ma soprattutto con la repressione e con le armi, alle richieste di democratizzazione che salgono da società decisamente più emancipate di quelle dei paesi del Golfo, richieste che anche loro tendono a considerare irricevibili, almeno fino a che non sono stati costretti ad accoglierne qualcuna nella speranza di limitare i danni.

MONARCHIA E RELIGIONE – Ultima monarchia della lista, e la più originale, è quella Vaticana, che a differenza delle altre è elettiva e non dinastica, anche se il sovrano, il Papa, è poi in teoria dotato di poteri assoluti e di prerogative semi-divine in quanto messaggero di Dio in terra, un optional che nel resto del mondo esibiscono ormai i sovrani sauditi, che da qualche anno si sono addobbati anche con il titoli di custodi e difensori del luoghi sacri, unendo appunto il sacro al profano e trasformando il prescritto pellegrinaggio alla Mecca in un business che di sacro ha ben poco.