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I pro ed i contro del reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è un tema sempre più dibattuto in Europa. Dopo la campagna elettorale italiana, dove l’assegno garantito a tutti è stato lanciato dal M5S, anche in Germania si discute se sia giusto che lo stato finanzi i cittadini a prescindere dal loro lavoro.

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REDDITO PER TUTTI – Il dibattito sul reddito di cittadinanza è piuttosto fuorviante nel nostro paese, perché non si capisce mai bene quale sia l’effettiva proposta su questo tema. Esiste infatti una differenza sostanziale tra reddito di cittadinanza universale, che sarebbe una nuova forma di Stato sociale, completamente diversa dall’attuale, rispetto al reddito minino garantito. Se il primo è una rivoluzione epocale per le società occidentali basate sui programmi di assistenza pubblica, basate sul lavoro, il secondo è più banalmente un sussidio da garantire a chi non ha un lavoro. I  costi dei due programmi sono enormemente diversi, così come la platea dei beneficiari. Il reddito di cittadinanza universale è infatti garantito a tutti, anche ai super ricchi, mentre il secondo spetterebbe a chi non ha un’occupazione, e di conseguenza non ha la capacità di crearsi un reddito per soddisfare i propri bisogni. Il primo programma avrebbe un costo di centinaia di miliardi di euro, e sostituirebbe il Welfare così come lo conosciamo. Il secondo invece è stimato in una cifra intorno ai 5 ed i 10 miliardi di euro.

CONFUSIONE ITALIANA – In Germania il reddito di cittadinanza è diventato tema dibattuto di questa campagna elettorale, come illustra un pezzo del settimanale Die Zeit. In Italia il reddito di cittadinanza è stata una delle promesse centrali della formazione sorpresa delle ultime elezioni politiche, il Movimento 5 Stelle. Nei “20 punti per uscire dal buio”, la lista riassuntiva del programma del M5S, il reddito di cittadinanza era al primo posto. Il Movimento però si è autosmentito quando ha presentato una mozione al Senato, il 26 giugno scorso, per introdurre il reddito di cittadinanza in Italia. La proposta dei M5S, bocciata dalla maggioranza su parere negativo del governo, mirava in realtà ad istituire un assai meno rivoluzionario reddito minimo garantito. Secondo una presentazione di un Meet-up tarantino, la platea dei beneficiari ai quali assegnare il nuovo sussidio sarebbe composta da un milione di persone, molto distante dalle pretese universalistiche del reddito di cittadinanza.

RIVOLUZIONE CONTROVERSA – In Germania invece il Partito dei Pirati, forse la formazione europea più vicina ai M5S, propone un reddito di cittadinanza universale. Con questo sistema lo stato darebbe ad ogni cittadino un reddito minimo di sussistenza, indipendentemente dalla sua condizione reddituale. Di conseguenza, i programmi di assistenza pubblica, come le pensioni, gli assegni di disoccupazione, i sussidi sociali e così via sarebbero sostituiti da questo nuovo assegno che sarebbe concesso in modo incondizionato. Una riforma che ha vari sostenitori ma anche molti avversari, in primis la sinistra tedesca ed i suoi tradizionali alleati, i sindacati. Al di là della trasformazione imponente del Welfare, i critici progressisti sottolineano l’errore concettuale di concepire un’erogazione di reddito che prescinda da una controprestazione. Secondo gli avversari il reddito di cittadinanza universale svuoterebbe il senso stesso del lavoro, al quale rinuncerebbero molte persone. Ponendo un reddito minimo di svariate centinaia di euro al mese, sarebbe difficile anche rinunciare al proprio tempo libero per guadagnare pochi euro in più.  L’idea del reddito universale da garantire a tutti nasce in un libro chiamato non casualmente “Utopia”, scritto da Tommaso Moro (Thomas More) nel 1516. Negli ultimi decenni questo sussidio è stato spesso rimodulato sopratutto come programma contro la povertà, creando così la confusione che regna nel dibattito italiano.

COME FUNZIONA – Se venisse introdotto il reddito minimo garantito, l’Italia sussidierebbe coloro che non hanno un lavoro a prescindere dai versamenti previdenziali. Finora infatti l’assegno di disoccupazione erogato in Italia va a beneficio solo di chi ha avuto un contratto di lavoro indeterminato, a tempo determinato mentre è fortemente limitata per chi ha svolto un contratto a progetto. L’importo e la durata dell’indennità di disoccupazione muta a secondo di queste variabili, oltre all’età del disoccupato. Il reddito minimo di cittadinanza colmerebbe queste lacune, e rappresenterebbe un aggravio per i conti pubblici piuttosto significativo, visto il crescente numero dei disoccupati. I M5S hanno proposto vari risparmi all’interno dell’Inps per trovare le risorse necessarie, tra i 5 ed i 10 miliardi annui, per finanziare questo nuovo sussidio. Il reddito universale di cittadinanza invece funzionerebbe in modo molto diverso. Lo stato avrebbe la possibilità di erogare un assegno ai cittadini, oppure di introdurre la tassazione negativa sul reddito già proposta da Milton Friedman. Chi ha un reddito al di sotto di un certo ammontare non solo non dovrebbe pagare le tasse, ma beneficerebbe di un sussidio da parte del Fisco. Un’altra forma di assistenza sociale che in realtà mira a ridurne i costi.

(Photocredit: Getty, La Presse, PPT M5S)