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Davide e Andrea Iacovone: i fratellini avvelenati e bruciati

Nei polmoni di Davide e Andrea sono state trovate poche tracce di fumo, tanto da spingere gli inquirenti a ritenere che, al momento del rogo, i due bambini erano già morti. Forse per avvelenamento. O quantomeno, erano stati anestetizzati. L’ autopsia sui corpi dei due ragazzini di 9 e 12 anni morti a Ono San Pietro, nel bresciano, rimasti carbonizzati nell’incendio della loro abitazione, ha confermato i sospetti. E aggravato la posizione del padre, Pasquale Iacovone, rimasto a sua volta ustionato in modo grave e già sospettato di aver ucciso i figli. Una possibile vendetta, dopo la separazione mai accettata con la moglie Enrica Patti, avvenuta quattro anni prima, e il rapporto complicato con la donna.

Brescia - Ono San Pietro - Ragazzini morti - incendio

BRESCIA: BAMBINI MORTI PRIMA DEL ROGO – I due bambini sarebbero stati avvelenati, probabilmente dal papà, oppure imbottiti di anestetico. A tal punto da renderli incapaci di reagire all’incendio della propria camera. Nei loro corpi non sono state trovate tracce di violenza, tanto che l’ipotesi dell’avvelenamento sembra la più probabile. Ma chi sarebbe il responsabile? I risultati del test non fanno che aggravare la posizione di Iacovone, contro il quale erano stati presentati una decina di esposti per stalking e che attende il 22 ottobre l’inizio di un processo a suo carico. Resta lui il principale indiziato: nonostante gli investigatori non abbiano sciolto la riserva, il nome del papà potrebbe così presto comparire nel fascicolo aperto per duplice omicidio, ancora contro ignoti. Sono stati disposti anche degli esami tossicologici: i risultati si scopriranno nei prossimi giorni e permetteranno di poter confermare o meno l’ipotesi della morte a causa del veleno.

MINACCE CONTINUE – Sui pantaloni dell’uomo – ancora ricoverato nel reparto grandi ustionati dell’ospedale di Padova, con ustioni per il 90 per cento del corpo, ndr – sono state poi trovate anche tracce di benzina. Un nuovo indizio che potrebbe far prendere forma l’ipotesi del duplice omicidio e tentato suicidio, con il padre responsabile. L’ultimo atto, drammatico, di un rapporto complicato, tra l’uomo e l’ex moglie, che lo aveva già accusato ieri come responsabile della morte di Davide e Andrea. Le ombre sul padre emergevano già dal passato dello stesso Iacovone: nelo 2011 aveva seguito e minacciato Enrica Patti, inseguendola con la propria automobile e cercando di speronarla. La donna ha raccontato di aver ricevuto minacce continue, intimidazioni, offese. Lo scorso anno aveva anche deciso di mettere una videocamera all’interno del citofono di casa, grazie al quale era stata in grado di registrare gli insulti di Iacovone. ”E’ stata una tragedia annunciata: minacce e molestie sono state ripetute da tempo, gli atti processuali lo confermeranno”, aveva denunciato Pier Luigi Milani, l’avvocato dell’ex moglie. Enrica Patti veniva minacciata da anni, con tanto di telefonate, messaggi, appostamenti e pedinamenti. Fino all’ultimo sms, quello che aveva sconvolto la madre: “Te li ammazzo”, aveva scritto l’uomo in un momento di furia, riferendosi proprio ai figli Davide e Andrea.

LA MADRE: “SONO STATA ABBANDONATA” – Non erano bastate dieci denunce per fermare Iacovone, tanto che lo stesso avvocato aveva ieri denunciato il “muro della burocrazia e delle istituzioni”. Gli esposti erano sfociati soltanto nel divieto per l’uomo di avvicinarsi all’abitazione dell’ex moglie. Anche la donna ha rincarato la dose, come si legge sul Corriere della Sera:

«Sono stata abbandonata da tutti in questo dramma», ha confidato tra le lacrime ai familiari e a chi è andato a trovarla. «Fare denunce è inutile», aveva detto.

Al 10 marzo scorso risale l’ultima segnalazione di Enrica Patti alle forze dell’ordine: uno dei due figli, che si trovavano con il padre. aveva telefonata alla madre, implorandola di “venirlo a riprendere”. Poi la telefonata si era interrotta in modo brusco. La donna aveva richiamato, ma era soltanto riuscita a sentire le urla dell’ex marito: “Tua madre è una p…, io l’ammazzo!”. Una storia che continuava a ripetersi, nonostante le richieste d’aiuto e gli esposti. Lla scorsa domenica, dopo dieci giorni passati in vacanza con il padre, i due bambini dovevano tornare a casa, dalla madre. Invece Iacovone li aveva trattenuti per un altro giorno. Poi, soltanto un boato, l’incendio e il ritrovamento dei bambini carbonizzati a Ono San Pietro. Con lo stesso padre principale indiziato.