Il Financial Times stronca Silvio e tutta l’Italia

13/12/2010 - Alla vigilia del voto alla Camera, l’autorevole quotidiano economico londinese fa un bilancio sull’esperienza di governo berlusconiana. Il risultato è una sonora bocciatura su tutta la linea Qualche anno fa fu L’Economist a fare una fatale previsione prima delle elezioni.

     
 

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Alla vigilia del voto alla Camera, l’autorevole quotidiano economico londinese fa un bilancio sull’esperienza di governo berlusconiana. Il risultato è una sonora bocciatura su tutta la linea

Qualche anno fa fu L’Economist a fare una fatale previsione prima delle elezioni. Berlusconi era “Unfit to lead” (inadatto alla guida) del nostro paese. Previsione puntualmente verificatasi. Oggi, è l’altro grande quotidiano della City, il Financial Times, a segnare una sorta di necrologio del governo. Una bocciatura su tutta la linea, a cominciare dal versante economico, con una impressionante minuzia di dettagli. A Londra, appare evidente, indipendentemente da come andrà il voto di domani alla Camera, come Berlusconi politicamente non abbia più nulla da dare all’Italia.

SIAMO AL CAPOLINEAItalia: prova di forza romana, così si intitola l’articolo del Financial Times pubblicato oggi, una dura requisitoria contro il governo Berlusconi, la sua incapacità di tirare fuori dalle secche un paese che, rispetto a due anni fa, cresce meno, è più indebitato ed è meno competitivo. Un Paese che ripiega su se stesso, mentre chi lo guida appare interessato solo ai suoi affari. “Silvio Berlusconi dice che non  guarda più i giornali. Lui, magnate dei media in Italia diventato primo ministro, preferisce alleviare lo stress dell’alto incarico con feste a cui partecipano le belle donne, piuttosto che leggere del “prematuro” necrologio politico” del suo governo. “Questa settimana, però, sarà in lotta per garantire che quei necrologi non si avverino. Lunedì (oggi per chi legge) si troverà davanti alle due camere del Parlamento a difendere il suo operato alla vigilia del voto di fiducia che potrebbe far cadere il suo ristretto esecutivo di centro-destra ormai appesantito dagli scandali. Anche se nessuno – probabilmente neanche il 74enne premier – sa quanto tempo resterà ancora in carica, si ha la sensazione palpabile che l’era del berlusconismo si sta avvicinando alla sua fine, proprio quando l’Italia rischia di essere trascinata nel centro della crisi del debito dell’Euro zona”. In particolare, annota FT “La prospettiva del crollo di un governo” potrebbe avere ripercussioni sulla instabile finanza del Paese in un momento di grave tensione nei mercati”. Alcuni temono che l’Italia – finora ai margini della crisi che affligge i paesi più piccoli come l’Irlanda e la Grecia – potrebbe improvvisamente trovarsi in prima linea”.

ATTACCATO ALLA POLTRONA – “Con questo in mente, la difesa di Berlusconi è che solo lui possa farsi garante della stabilità e tenere a bada i mercati. Un argomento che i suoi rivali avversano in pubblico (mentre privatamente ammettono che l’opposizione non è ancora pronta per le elezioni). Ironia della sorte: la crisi innescata dalla Unione Europea con la crisi dell’Irlanda potrebbe ancora salvarlo, anche se verserebbe in uno stato di estrema debolezza. Sulla carta, a seguito delle recenti defezione nel suo Popolo delle Libertà, il primo ministro non può più contare su una maggioranza nella camera bassa. Domani è previsto “un voto di fiducia”, un voto inquinato, secondo “le accuse dell’opposizione – e negate dal governo – che i deputati più dubbiosi e vacillanti siano stati corteggiati con promesse di posti di lavoro e di denaro. Ma agli italiani resta una triste certezza – annota FT – la morsa del debito pubblico al 120% sul prodotto interno lordo –  1.800 miliardi di euro (2.380 miliardi di dollari) –  più del debito di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna messe insieme“. Situazione che graverà per il futuro (chiunque governi) e che costerà tagli ed austerità di bilancio. Allo stesso tempo gli italiani – spiega FT – se guardano al 2000, vedranno come questo decennio è andato perso nella stagnazione, altro che  il “miracolo economico” e la “rivoluzione liberale” che Berlusconi ha promesso fin dai suoi primi passi sulla scena politica nel 1994, come l’imprenditore coraggioso ed impolitico che avrebbe arrestato il declino nazionale”.

     
 

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