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L’insegnante che si auto-sabota al concorso docenti per protesta

“Iniziamo, ma penso finiremo subito, dal momento che, per protesta nei confronti del concorso, ho deciso di non presentare questa lezione e di non rispondere alle domande. Tutto qua.”

Gualtiero Bertoldi, che molti sul web conoscono grazie al popolarissimo Tumblr Indizi dell’avvenuta catastrofe, è un insegnante di inglese di Padova che ha partecipato al “concorsone” indetto mesi fa dall’ex ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo. Il concorso è arrivato alle prove orali, l’ultima tappa del concorso, in questi giorni e Bertoldi ha raccontato la sua esperienza in un lungo post su Tumblr. Esperienza che si è conclusa con un vero e proprio atto di disobbedienza civile o, come l’ha definito lui stesso, con un “sasso contro la vetrina”.

gualtiero bertoldi concorso docenti 1

 

COME UN SASSO CONTRO UNA VETRINA – Gualtiero, 34 anni, una laurea a pieni voti in Lingue e Letterature Straniere e sei anni di esperienza come insegnante precario, ha superato tutte le tappe preliminari e le prove del concorso ministeriale e poi ha semplicemente deciso di non sottoporsi alla prova orale: quella che, con tutta probabilità, gli avrebbe garantito il posto fisso a partire da settembre. Nel suo post spiega il perché del suo gesto:

Ricordo alcuni dialoghi avuti con colleghi e amici nel novembre dello scorso anno, riguardanti l’indizione del concorso: come questo fosse uno specchietto per le allodole per tutta una serie di questioni più urgenti (le mancate assunzioni, i pensionamenti rinviati, lo sfacelo di buona parte delle strutture edilizie, il continuo rinvio di un organismo di valutazione del sistema), come dividesse la categoria e azzerasse la (già bassa) solidarietà presente fra colleghi, dispersi su di una raggiera che spazia dal menefreghismo più ottuso al sindacalismo più convoluto e contorto, come andasse a duplicare inutilmente e con ulteriore dispendio titoli e competenze già acquisiti e verificati, e quali, infine, potessero essere le forme di protesta da mettere in atto per cercare di contrastare questo ennesimo sberleffo ad ampia risonanza mediatica nei nostri confronti. A conclusione di ogni discussione buttavo là, un po’ come boutade, un po’ come desideratum, che l’ideale sarebbe stato quello di passare tutte le prove, arrivare all’orale e, invece di rispondere, fare scena muta per protesta. Situazione che, alla fine, è effettivamente venuta a realizzarsi e che, nel mentre la stavo mettendo in atto, ovvero nella mezz’ora buona in cui la per altro gentilissima commissione cercava di convincermi a sostenere comunque l’esame, mi ha portato a pensare alla metafora del sasso e della vetrina. La vetrina sono io, e il sasso è un sasso che ho, particella dopo particella, aggregato in fondo allo spirito in questi anni di insegnamento precario. […] Ho la consapevolezza di non avere accettato di superare un limite oltre il quale mi sarei personalmente sentito una testa di paglia, e sono comunque convinto di aver agito meglio sottraendomi a questo percorso che non seguendolo fino in fondo

RINUNCIA AL POSTO FISSO – Il professor Bertoldi ha poi approfondito il discorso in un thread su FriendFeed, sottolineando ancora una volta le sue motivazione e spiegando quali saranno le ripercussioni pratiche sulla sula sua carriera:

[…] Ho inoltre lasciato un posto libero per qualche altro docente (la commissione, a forza di insistere, si è anche lasciata scappare che, dato il voto dello scritto, avevo grosse possibilità di entrare nella rosa dei vincitori). Come impatto, e qui rispondo anche a Jakala, non mi faccio alcuna illusione: a livello ministeriale sarà nullo. D’altra parte anni di manifestazioni, scioperi e proteste mi ci hanno abituato, a non sortire effetto alcuno sulle strutture nelle quali lavoro (e quindi, in questi anni, ho il più possibile rivolto il tentativo di cambiamento nei confronti degli studenti, con strumenti, idee e dialoghi costretti all’interno del sistema dato). Non c’è dubbio che è stata un’operazione più che altro su di me (che comunque, saltuariamente, faccio parte dello stato). Non credo sia un semplice beau geste del quale vantarsi per cinque minuti sul blog, ma una cosa che ho fatto e che avevo piacere a comunicare, o mal che vada, un punto di partenza dal quale ridefinire alcune cose. […] Rinunciando, ho rinunciato alla possibilità di avere il posto fisso a partire da settembre di quest’anno, tutto qua (“tutto qua”… ho colleghi che sbranerebbero i passanti inermi per una possibilità del genere).

 

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LE REAZIONI – La scelta di Bertoldi ha scatenato un’accesa discussione tra gli utenti della community FriendFeed: qualcuno sembra condannare la solidarietà espressa al professore paragonandola al clamore suscitato ai tempi dello sciopero della fame di Paola Caruso, la giornalista precaria del Corriere della Sera che attuò questo tipo di protesta contro la sua condizione di precaria. Se da una parte il gesto di Gualtiero viene percepito da una frangia di utenti come un atto “di inutile masochismo”, dall’altra c’è chi sostiene la lucidità con cui il professore ha compiuto la sua scelta, consapevole – come del resto lui stesso sottolinea – che si tratta solo di una singola “vetrina mandata in frantumi”.