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Alessandra Galli: Il Giornale sbatte il giudice di Silvio in prima pagina

Silvio Berlusconi l’aveva promesso ai suoi fedelissimi, dopo l’accelerazione sul processo per i diritti tv Mediaset: “Non aspetterò che mi crocifiggano”. Se la reazione del Pdl era iniziata con il blocco dei lavori parlamentari, adesso sono i “quotidiani di famiglia” a mantenere alta la tensione in vista del giudizio finale della Cassazione, dopo la scelta della linea morbida con l’esecutivo e le minacce ritirate di far cadere le larghe intese. Dopo la provocazione di ieri, continua così la campagna del Giornale contro Alessandra Galli, il giudice considerata “colpevole” per la decisione di velocizzare i tempi e fissare già al 30 luglio prossimo il giorno dell’udienza dell’ultimo grado di giudizio. Un processo per il quale il Cavaliere è già stato condannato a 4 anni di reclusione (in realtà, se la sentenza fosse confermata, grazie all’indulto 3 dei 4 sono coperti, tanto che Berlusconi godrebbe dell’affidamento ai servizi sociali, ndr) , ma soprattutto con l’incubo dell‘interdizione (di 5 anni) dai pubblici uffici. Per questo è partita l’offensiva del Giornale. In realtà, chiarisce il Fatto, non è lei la relatrice del processo: “La velocità di deposito, che ha portato dritto dritto il fascicolo in Cassazione, dipende da un’altra toga”. Ma il Giornale ha comunque continuato con i suoi attacchi, con lo scopo di alzare la pressione sulla Cassazione, in modo da ottenere almeno un rinvio.

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IL GIORNALE E LA MACCHINA DEL FANGO CONTRO IL GIUDICE ALESSANDRA GALLI – Non è la prima volta che il presidente della Corte d’Appello di Milano è costretta a subire gli attacchi del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti. Già lo scorso febbraio Alessandra Galli – figlia di Guido Galli, giudice istruttore a Milano, assassinato nel 1980 sulla Statale dai killer di Prima Linea, ndr – veniva “bollata” come il giudice del processo che “faceva comizi anti-Cav”. Il motivo? Aver semplicemente difeso la magistratura di fronte ai giudizi infuocati da parte della politica, con il Pdl principale protagonista. Riferendosi alla figura del papà, disse: “Non riesco ad accettare la costante denigrazione del suo e ora del mio lavoro e del ruolo istituzionale. La magistratura di ora è figlia di quella di allora. Dobbiamo dare l’esempio, specie chi ricopre alte cariche, e continuare ad avere il vizio della memoria”, disse. Non prima di invocare lo stop del “”tam-tam continuo che delegittima la figura del magistrato di fronte all’opinione pubblica”. Tanto era bastato per finire vittima delle accuse di Niccolò Ghedini e Angelino Alfano, che capì come il proprio partito fosse tra i maggiori destinatari del messaggio.

GLI ATTACCHI DOPO L’ACCELERAZIONE SULLA CASSAZIONE – Non era bastato per il Giornale. Così, dopo l’accelerazione in Cassazione, decisa in base alle norme di legge per evitare la prescrizione di parte del processo (grazie alla ex Cirielli, altra norma ad personam del Cavaliere, la frode fiscale sul 2002 sarebbe scaduta a metà settembre, allungando i tempi e allontanando l’interdizione di almeno un anno, con il rinvio in Appello per il calcolo della pena residua, ndr), è ripartita la campagna d’odio del Giornale. Questa volta Alessandra Galli veniva descritta come “un giudice a due velocità: rapida col Cavaliere, lenta in altri casi”. E si spiegava come il magistrato avrebbe diretto “a tappe forzate il processo d’appello a Berlusconi, mentre, dopo un anno, “non aveva ancora scritto le motivazioni della condanna di uno stupratore, lasciandolo libero”.

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Accuse pesanti: “Per il premier arrivò anche a ordinare le visite fiscali in ospedale”, si leggeva, mentre venivano ricordati “i ripetuti dinieghi di rinvio per impedimento elettorale, le motivazioni della condanna depositate nel termine minimo previsto dal codice, e quasi mai rispettato nei processi normali, ovvero quindici giorni”. Colpevole di fare nei tempi giusti il proprio lavoro. Ma non solo: il Giornale spiegava come in altri casi non fosse stata così diligente, come per il maniaco “lasciato ancora libero”. Ovvero, un dentista milanese, accusato di avere drogato le sue pazienti e avere ripetutamente abusato di loro. “Può stare ancora a zonzo, perché Galli non ha ancora scritto le motivazioni della condanna in appello”, sottolineava il Giornale.

GIUDICE IN PRIMA PAGINA – Tanto per ribadire il concetto, oggi il Giornale è tornato ad incalzare, sbattendo Alessandra Galli un’altra volta in prima pagina:

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L’attacco riprende quanto già espresso ieri: “Se per la giudice la frode fiscale vale più di quattro donne stuprate”, è il titolo che campeggia in prima. “Impaziente di vedere Silvio Berlusconi condannato a 4 anni di carcere, ha accelerato i tempi: la sentenza è prevista 83 giorni dopo la condanna in Appello. Al contrario, in 365 giorni il magistrato non ha trovato il tempo di scrivere le motivazione della condanna a 7 anni per un medico milanese, reo di aver stuprato 4 donne e ancora a piede libero. Chi pagherà per questo scempio giudiziario?”, attacca il quotidiano di Sallusti. In pieno stile macchina del fango. Si ricordano anche le tappe del processo allo stupratore:

“Alle vittime del medico,la giustizia mostra da subito la sua faccia meno efficiente. La denuncia è del 2004, ma il processo di primo grado si tiene solo nel 2009, a cinque anni di distanza. Si conclude con la condanna solo per i maltrattamenti in famiglia: gli stupri non sono ritenuti tali, perché non è provato che, sebbene ipnotizzate,le vittime non fossero consenzienti. La procura e la procura generale fanno appello e ottengono che la Corte d’appello condanni l’imputato per tutti i capi d’accusa. Ma la Cassazione il 24 novembre 2011 ordina un nuovo processo. Ed è a quel punto che il fascicolo approda sul tavolo della seconda sezione penale della Corte d’appello milanese, e viene assegnato al giudice Alessandra Galli”

Ovvero, la stessa del processo Mediaset per Berlusconi, che non ha ancora scritto le motivazioni per il processo sullo stupratore. Il Giornale conclude spiegando come l’accusa di stupro aggravato si prescriva in quindici anni ( quindi qualche tempo c’è ancora”), ma sottolinea come il condannato sia ancora libero, anche se “il reato che ha commesso è di quelli che per il codice impongono un trattamento più severo”.

LE PRECISAZIONI DEL FATTO – Eppure, è il Fatto a ricostruire la vicenda, chiarendo come il giudice Galli abbia altre due udienze ancora da motivare – oltre a quella sul maniaco -, ma come, in realtà, non sia la responsabile dell’accelerazione sui tempi per il Cavaliere:

Di processi da motivare, il giudice Alessandra Galli, presidente del collegio che ha confermato la condanna per frode fiscale nei confronti di Berlusconi, non ha solo quello rivelato da il Giornale: un odontoiatra che dopo aver addormentato le sue pazienti le palpeggiava. Ma altri due: un procedimento per bancarotta e un’altra violenza sessuale. Del processo del Cavaliere, le cui motivazioni sono state depositate in 15 giorni, la Galli non è relatore: la velocità di deposito, che ha portato dritto dritto il fascicolo in Cassazione, dipende da un’altra toga. Ma questo è bastato per bollare il magistrato come “razzo” per il procedimento di B. e “lumaca” per quello del camice bianco pervertito e ora libero. Sui casi si aprirà probabilmente un procedimento di- sciplinare del Csm. Non cerca giustificazioni e non accampa scuse il magistrato figlia di Guido Galli, ucciso da Prima Linea nel 1980: “È successo, è andata così”