Primarie, la via crucis del Pd

08/12/2010 - A pochi giorni dalla grande manifestazione nazionale contro il governo i problemi dei democratici nelle principali città italiane appaiono infiniti. La polemica con Renzi e l’eventuale governo post Berlusconi non sono certo le uniche preoccupazioni di Pierluigi Bersani. Il segretario

     
 

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A pochi giorni dalla grande manifestazione nazionale contro il governo i problemi dei democratici nelle principali città italiane appaiono infiniti.

La polemica con Renzi e l’eventuale governo post Berlusconi non sono certo le uniche preoccupazioni di Pierluigi Bersani. Il segretario del Pd, paragonato con una certa perfidia ad un lottatore di sumo dal  Sole 24 Ore, si sta giocando gran parte della sua credibilità per le difficoltà del partito nelle più grandi città italiane. La fine del partito liquido dell’era veltroniana è stata più a parole che nei fatti, perché al di là del deludente dato del tesseramento, che segue il basso livello di consenso ottenuto dal Pd alle regionali, a livello locale i problemi tra i democratici si susseguono, e dopo il tonfo alle primarie milanesi altre gravi sconfitte incombono sulla testa di Bersani.

ROTTAMATORI MILANESI – A Milano il Pd non si è ancora ripreso dallo psicodramma delle primarie. Il partito si è un po’ ricompattato, e il comportamento amletico di Gabriele Albertini non aiuta le tentazioni terzo poliste che albergano in una parte minoritaria ma significativa del partito. Il sostegno quasi unanime a Giuliano Pisapia non è più in dubbio, anche se le finte dimissioni dei vertici locali hanno solo contribuito ad incancrenire tensioni che covano in realtà da molto tempo. L’eterna lotta all’interno della sinistra milanese, che conta troppe ambizioni per il ruolo marginale della metropoli meneghina nello scacchiere del progressismo nazionale, prosegue senza sosta. I nuovi conflitti nascono da una provocatoria proposta di una parte dei dirigenti di periferia, per lo più giovani, che vogliono introdurre primarie per la selezione dei prossimi parlamentari. Un’ulteriore richiesta è lo stop alla riconferma per i parlamentari che hanno fatto due legislature, ovvero la numerosa classe che è entrata in Parlamento per la prima volta nel 2006 grazie al ritorno del proporzionale. La voglia di primarie è stata subito condivisa dall’ex coordinatore nazionale della segreteria Bersani, Filippo Penati,che ha dato il via ad una lunga serie di adesioni di sindaci e amministratori locali. Da Roma però sono partite telefonate infuriate al segretario del Pd lombardo e a quello milanese per evitare di appoggiare un’idea, che se praticata, obbligherebbe al quasi totale cambiamento della delegazione parlamentare dei democratici. Lo statuto nazionale prevede il vincolo dei tre mandati, e all’interno della segreteria nazionale si considera quasi automatica, a seconda ovviamente della corrente di appartenza, la riconferma dei deputati e dei senatori le cui ultime due legislature sono state interrotte prematuramente. I vertici del Pd lombardo hanno sostanzialmente accantonato la proposta, ma la proposta del ricambio imposto via primarie continua a raccogliere consenso, andando oltre i confini di Milano.

     
 

2 Commenti

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