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Abductions: come evitare di farsi rapire dagli alieni

Gli americani li chiamano Alien Abduction, ossia Rapimenti Alieni, un fenomeno inquietante e sicuramente degno di attenzione, visto che persino Wikipedia gli ha dedicato una voce enciclopedica. Di che si tratta? C’è un bel po’ di gente che sostiene di essere stata rapita (anche più volte) dagli extraterrestri. Fra essi, c’è chi sostiene di essere stato sottoposto a esperimenti, esami clinici, impianti di microchip, chi sostiene di essere stato vittima di abusi sessuali e di aver perfino partorito feti ibridi, chi sostiene di essere stato scelto per fungere da canale di comunicazione tra il nostro mondo e quello dei misteriosi visitatori (ma in quest’ultimo caso, come spiega esaurientemente Wikipedia, è più corretto parlare di contattisti più che di rapiti). Ce n’è per tutti i gusti, quindi, e le testimonianze dei rapiti sono spesso ospitate da trasmissioni televisive, periodici e quotidiani. Anche i produttori cinematografici hanno realizzato film su queste vicende, come il ben noto Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e il meno noto, ma molto più recente, Alien Abduction.

TRICOLORE – Anche in Italia abbiamo avuto numerosi casi di rapimenti, come quello del sedicente Rodolfo Messere che mantiene un sito Web nel quale dà conto del proprio dramma. Rodolfo (sia il nome che il cognome, spiega, sono falsi per proteggere la sua vera identità) veniva rapito regolarmente, con cadenza settimanale: “Quasi ogni sabato notte, tra le 2 e le 4 gli alieni venivano a rapirmi per portarmi sulla loro astronave a sottopormi ad esperimenti (…) mi condussero sul loro pianeta posto nella galassia di Andromeda, un pianeta di colori stupendi (…) Dovevo intrufolarmi nella Casa Bianca per carpire i segreti militari del governo degli Stati Uniti”. La storia di Rodolfo è un cumulo di fantasie illogiche e inverosimili, ma nonostante questo e nonostante il fatto che non abbia portato prove di alcun genere e nemmeno indicato la sua vera identità, la sua vicenda e il suo sito sono citati da Wikipedia, il che la dice lunga sulla qualità delle voci dell’enciclopedia libera. Ben più noto e qualificato è il caso di Fortunato Zanfretta, all’epoca metronotte, che ha anche l’onore di una pagina tutta sua su Wikipedia. C’è chi inventa e brevetta strumenti e tecnologie e non ha una pagina enciclopedica, e c’è chi inventa rapimenti alieni e si guadagna una voce imperitura su Wikipedia, così va il mondo. Zanfretta è stato ospite di trasmissioni televisive e programmi di approfondimento. Ha rilasciato innumerevoli interviste e c’è anche chi ha scritto libri sulla sua vicenda. Addirittura i Carabinieri inviarono un rapporto giudiziario alla Procura della Repubblica.

MISTERI – Che il comandante della Stazione Carabinieri abbia creduto alla storia di Zanfretta non deve meravigliare. Non è vero, infatti, che i rapiti siano sempre persone con qualche problema psichico o dediti all’eccessivo consumo di alcol e allucinogeni, come si potrebbe facilmente pensare. Ci sono anche personaggi di un certo rilievo. Proprio in questi giorni è stata diffusa la storia di Simon Parkes, rispettabile consigliere comunale di una cittadina inglese, il quale sostiene di essere stato rapito quand’era bambino, all’età di sei mesi. Un bambino prodigio e con la memoria da elefante, visto che Parkes ricorda tutto perfettamente: “Ho pensato: non sono le mani della mamma, le mani della mamma sono rosa, e la mamma ha i pollici”. Metronotte, carabinieri, uomini politici, giornalisti, scrittori: se tanta gente crede ai rapimenti o sostiene di essere stata rapita, qualcosa di vero dovrà pur esserci. Questa è la tipica considerazione che fa gran parte della gente, ed è su questa considerazione che si basa la credibilità e la diffusione di storie come quelle che abbiamo visto. In ogni caso, se qualcuno pensa che i rapimenti alieni siano veri e teme che prima o poi possa essere risucchiato su un’astronave, c’è un rimedio sicuro per evitare il peggio.

COME EVITARE – Sul sito Fermaglialieni è spiegato come realizzare un casco protettivo di provata efficacia. A testimoniarlo ci sono anche vittime di rapimenti che, dopo aver indossato il casco, non sono più state sequestrate dagli alieni. Il copricapo è un po’ ingombrante e di sicuro effetto tra le vie cittadine, ma è sempre meglio che finire squartati o abusati su un’astronave diretta chissà dove. C’è però anche un altro modo per restare con i piedi ben saldi sulla nostra cara Terra, ed è quello di affidarsi al buon senso, alla logica e alla scienza. Gli spazi interstellari, ossia le distanze che i presunti alieni dovrebbero coprire per giungere sulla Terra, sono immensi. L’Universo è immenso, probabilmente infinito. La vita, a quanto pare, è un fenomeno estremamente raro. Sinora non se n’è trovata traccia al di fuori della Terra, nel nostro sistema solare. La probabilità che una civiltà extraterrestre si sia sviluppata al punto da intraprendere viaggi interstellari e si trovi abbastanza vicina al nostro sistema solare è quasi nulla. Da più di cinquant’anni siamo in grado di captare onde radio e dal 1974 il programma SETI, al quale contribuiscono anche ricercatori italiani, tenta di captare le emissioni elettromagnetiche di civiltà extraterrestri. Anche le emissioni delle nostre stazioni radio e televisive viaggiano nello spazio (alla velocità della luce), e ormai sono arrivate a una cinquantina di anni luce dalla Terra. Purtroppo, non abbiamo mai captato nulla. Ipotizziamo tuttavia che la stella più vicina a noi ospiti una civiltà extraterrestre. Sarebbe una distanza di circa 4 anni luce. Nulla può viaggiare più velocemente della luce (è una legge fisica) e già solo avvicinarsi a una simile velocità è praticamente impossibile (perché occorrono energie infinite per viaggiare così velocemente e le “particelle” che lo fanno, come i fotoni, sono prive di massa e sono pura energia). Con i nostri mezzi più veloci (le sonde spaziali automatiche) impiegheremmo millenni per coprire il tragitto. Anche con una tecnologia estremamente più avanzata della nostra, servirebbero secoli per fare un viaggio del genere. Con queste distanze e con questi tempi, è difficile immaginare che qualcuno abbia voglia di andare avanti e indietro dal proprio pianeta per venire a rompere le scatole proprio a noi qui sulla Terra. In conclusione, le probabilità che esista una civiltà evoluta a breve distanza da noi (dove per breve distanza si intende qualche manciata di anni luce), che questa civiltà abbia affrontato un viaggio interstellare della durata di secoli o millenni e sia arrivata proprio qui sulla nostra Terra, e che dopo essere arrivata qui non trovi di meglio da fare di rapire esseri di vari ordini di grandezza inferiori al fine di studiarli ed esaminarli, è così infinitamente bassa che qualsiasi altra ipotesi è immensamente più verosimile. E la più verosimile tra le altre ipotesi è, facciamocene una ragione, che le storie sui rapimenti alieni siano frottole o allucinazioni, quale che sia l’attendibilità dei protagonisti e di eventuali testimoni.