Manette alle banche che dilazionano i prestiti “illegalmente”? Così sembrerebbe leggendo i giornali. Ma la verità è un’altra…
La notizia è stata data così: un giudice condanna Intesa Sanpaolo a “risarcire” un mutuatario per avergli applicato il meccanismo dell’anatocismo (parola che fa paura, ma si tratta del tasso di interesse composto,
calcolo inventato nel VIII secolo A.C. in Egitto) invece del semplice calcolo lineare degli interessi. A leggere quello che hanno riportato giornali importanti come Repubblica.it e IlSole24 ore.com, sembrerebbe che finalmente un giudice si è accorto della “ladrata” perpetrata (dalla notte dei tempi direi) dalle banche, dando così una speranza di riscatto per l’esercito di debitori a vario titolo che si sentono sotto il torchio di questi istituti. Le cose stanno diversamente.
I TASSI - Anzitutto meglio far chiarezza sull’argomento. Tutti sanno cosa è un tasso di interesse, ma non molti sanno distinguere tra tasso di interesse semplice e composto. Il punto è rilevante per debiti che vengono pagati con rate infra-annuali (e solitamente le rate dei mutui sono o mensili, o trimestrali, più raramente semestrali come nel caso in giudizio). Se si usa la tecnica del tasso di interesse semplice, si applica il tasso al debito, e si ha il totale di interessi da pagare eventualmente da proporzionare per la periodicità dei pagamenti; se si usa la tecnica dell’anatocismo, il tasso dichiarato va prima diviso per la periodicità delle rate (trovando il cd “tasso di interesse di periodo”), e con questo si calcolano gli interessi relativi alla singola rata. Il punto è che se nell’interesse semplice il tasso è uno solo, sia su base periodale che annuale, nell’interesse composto si ha un tasso nominale (il tasso periodale moltiplicato per il numero di periodi) e il tasso effettivo che nasce dal computo “degli interessi sugli interessi”; chiaramente il secondo è maggiore del primo, perché l’anatocismo “scorpora” già nel pagamento della rata infra-annuale la componente di interessi maturata e questo implica un ammortamento più lento del debito originario.
COME FUNZIONA - Questa tecnica di calcolo non è scorretta, ha una ragione finanziaria basata sulla scansione temporale dei pagamenti; scorretto è invece far passare un tasso per un altro sperando nell’inerzia o nell’ignoranza del debitore. Le banche, come ci si immagina facilmente, tendono commercialmente a far leva sul tasso di interesse nominale nascondendo da qualche parte il tasso effettivo (il giochino delle pubblicità del TAN in caratteri cubitali rossi e del TAEG in nano-caratteri nell’angolo della pagina scritto in bianco su fondo grigio più laurea in oftalmologia per chi lo nota). Essenzialmente le banche sono nel giusto, perché dicono quali sono le condizioni nominali e effettive del prestito (che poi il debitore non sappia la differenza sono un po’ affari suoi)… certo, a patto che lo dicano. Nel caso in esame si sono sommati un po’ di “errori“, come l’aver indicato per un mutuo il 13% (nominale) senza dichiarare il tasso effettivo 13,423%, e per un altro il 13,8% (nominale) senza dichiarare l’effettivo 14,276% (il calcolo è semplicissimo, e se l’istruzione italiana non fosse quel che è tutti dovrebbero padroneggiarlo). Deve essere chiaro a tutti che questo non è un problema di “truffa“, bensì un problema di “trasparenza“: la banca doveva indicare chiaramente che tipo di tasso fosse quello indicato, e integrare l’informazione con l’indicazione del costo effettivo del mutuo. Giustamente, data la carenza di informazione (anche se i clienti probabilmente conoscevano questi meccanismi, nel Diritto italiano non c’è molto spazio alla “consuetudine“, e i contratti devono essere
chiari e completi), Intesa Sanpaolo è stata punita con la riconversione del contratto alle condizioni rilevabili “dalla lettera” del contratto.
GALLINA CHE CANTA - La cosa negativa è il modo in cui le associazioni di consumatori, come Adusbef, si stanno lanciando sul caso, spargendo un po’ l’illusione di poter tutti risparmiare sui mutui “fregando di rimessa” le banche, con toni quasi di “rivoluzione” nel campo del credito. Niente di tutto questo; sicuramente è opportuno e doveroso “colpire” gli istituti che hanno comunque stipulato contratti irregolari (irregolari in questo caso perché incompleti, alla faccia del “Patti Chiari”, e non perché truffaldini), ma non cavalcare un falso cavallo per “farsi belli” creando praticamente disinformazione. I giornali sono un po’ complici di questo perché, conoscendo i nervi scoperti dei lettori, parlano di “metodo di calcolo illegale” mentre di illegale c’è solo l’incompleta informazione, ma anche perché espongono il caso mischiando i dati dei due mutui (accostando il 13% al 14,276% che, come detto sopra, fanno riferimento a due debiti diversi, dimostrando di non aver letto la sentenza del Tribunale di Bari o di cercare l’esagerazione della notizia). Quindi, facciamo attenzione a cosa firmiamo, pretendiamo chiarezza, ma non facciamoci tante illusioni.


























Ormai le associazioni di difesa del consumatore sono diventati centri di pura disinformazione.
Fra l’altro, proprio sui mutui, da ricordare come anni fa gridavano al complottone bancario perché non erano applicati i tassi variabili nei mutui: “le banche sapevano che i tassi sarebbero diminuiti, quindi hanno pattuito il pagamento delle rate a tasso fisso.” E giù trasmissioni, articoli proteste, finché le banche non hanno iniziato a fare mutui a tasso variabile.
Ora che invece i tassi sono aumentati, cosa fanno le associazioni dei consumatori? Chiedere scusa per la loro ignoranza? Macché: altro complottone bancario (figuriamoci) “le banche sapevano che i tassi sarebbero aumentati quindi hanno pattuito il pagamento delle rate a tasso variabile.” Ovviamente passato nel dimenticatoio che erano state proprio loro ad incoraggiare quel tipo di contratto.
Condivido appieno (ed è un mia “piccola battaglia”) il pensiero di dover insegnare più economia (e diritto aggiungo) fin dalle scuole dell’obbligo.
“Condivido appieno (ed è un mia “piccola battaglia”) il pensiero di dover insegnare più economia (e diritto aggiungo) fin dalle scuole dell’obbligo.”
negli Usa è così, e se ne vedono gli effetti
Purtroppo chi fa disinformazione, in Italia, oramai è solamente un Sistema bancario arrogante e occultamente vessatorio che, troppo spesso, si serve anche di politici e di persone pagate da loro e dislocate in tutte le parti d’Italia per continuare a fare il proprio comodo e danneggiare imprese e famiglie. Che tristezza……
E’ vero che le associazioni dei consumatori,approfittano di qualsivoglia cosa per sollevare vespai incredibili,ma è pur vero che grazie a questi vespai,tanti correntisti stanno aprendo gli occhi.Ormai l’approccio alla Banca da parte anche del cittadino più sprovveduto è fatto con oculatezza,è finita l’epoca del firmare i moduli senza chiedere informazioni| Inoltre,grazie a queste associazioni,tipo Adusbef,finalmente parecchi giudici cominciano a considerare le Banche non più come culle di sagezza economica,ma cominciano a concedere con una maggiore facilità la nomina di CTU,in corso di causa, per accertare il TEG o il TAEG nei vari contratti di conto corrente o di mutuo.Quindi qualcosa è cambiato in meglio,e bisogna riconoscerlo|
Più che le associazioni dei consumatori ci hanno pensato la parmalat,cirio,i bond argentini e i nuovi lehmann e soci ad aprire gli occhi ai consumatori.
Se io vado in banca sapendo che di fronte ho poco piu’ di un venditore ambulante allora mi premuro di essere informato prima di andarci.
Bello,semplice e chiaro l’articolo.
Che sprecate tempo a fà! Che le banche vi hanno avvertito quando un titolo in borsa stava crollando, no ve lo rifilava per buono, etc…
aoh! che scoperte, come tutte le cose che succedono in Italia, tutti le sanno, e quando il telegiornale ne da notizia come se fosse una notiziona, mi viene voglia di telefonare alla redazione e dire: e che notizia è, forse dovete riempire gli spazi e ce la infilate, ma ormai non li vedo neanche più i TG….
e che dobbiamo fare per compensare le penetrazioni ostili al nostro back-found ?
a nostra volta dobbiamo rifarci su qualcuno
ci fanno assumere personale per il quale non bastano nemmeno le scrivanie, ci fanno erogare stipendi a dx e a sx a chicco e sia
ci obbligano a partecipare in cordate di salvataggio a enti e società decotte……, a comprere la munnezza dei titoli per fare un piacere a tizio ed a caio
che volete ?
lo stato ci penetra, noi penetriamo (e ci pappiamo gli stipendi)
A Delia:
il mio discorso è diverso. Ben vengano vespai promossi dalle associazioni dei consumatori quando vi sono i motivi validi per cui sollevarli. Come non disconosco il valore di dette associazioni per battaglie del passato. Se hai letto bene ho scritto “sono diventati” [ergh!errore, ovviamente era "diventate"] e non “sono”, perché purtroppo partendo bene poi si sono fatte prendere dal cosiddetto “delirio di onnipotenza” che colpisce quasi sempre i vari “difensori dei deboli”. Sintomo che li porta a fidarsi sempre più e solo di loro stessi, in pratica, e a prendere lucciole per lanterne.
Vedi il mio esempio sui muti a tasso fisso/variabile: credi che qualcuna di dette associazioni abbia fatto “mea culpa”? Figurati.
Oppure pensa solo alle soluzioni che hanno proposto per il caro alimentari: “potete vendere la pasta sotto costo!” (Anna Bartolini a “Mi manda Rai tre” settimana scorsa). Ti pare una soluzione di buon senso? E ti pare che studiare il problema sia solo sbattere la parola “speculazione” ad ogni pie’ sospinto?
@Gregorj e RadoIlFico
qui il problema non è di “economia”, ma di “matematica finanziaria” che sconta lo schifo di insegnamento della “matematica”. Un essere umano non può aver paura di una elevazione a potenza che gli consentirebbe di calcolarsi da solo un tasso effettivo partendo da quello nominale.
Comunque l’insegnamento dell’economia è opportuno, ma come tutti va fatto bene.
Magari illegali no,ma con un differenziale di tasso che non sia dello 0,55% sopra la media europea(in blog),questo sì;forse ai limiti dell’illegalità c’è qualcun’altro…
la matematica serve di certo per calcolare un tasso, ma il problema è soprattutto di diritto; cos’è un tasso? e cosa significa effettivo e globale ? sono la stessa cosa ? oppure se sono diversi in cosa consiste la differenza ?
Cosa significa tasso di usura ? dare una risposta non è facile; io ci ho ho provato e ho mandato il mio elaborato alla redazione; chi è interessato lo chieda e mi mandi osservazioni e commenti che saranno in ogni caso graditi
Il tasso di usura non è stabilito per legge e periodicamente rinnovato?
Sì, per ogni tipologia di prestito il tasso di usura è previsto come multiplo del Refi.
@gianni:
appunto ho detto “matematica finanziaria”, perché quella ti dice cosa è un tasso e cosa significa nominale o effettivo, e non puoi usarla se non sai due o tre cose di matematica generale. Il diritto non c’entra.