di Leonardo Daverio Patrizi (IHC)
postato alle 10:36 del 12 novembre 2008 in EconomiaTorna alla home

Manette alle banche che dilazionano i prestiti “illegalmente”? Così sembrerebbe leggendo i giornali. Ma la verità è un’altra…

La notizia è stata data così: un giudice condanna Intesa Sanpaolo a “risarcire” un mutuatario per avergli applicato il meccanismo dell’anatocismo (parola che fa paura, ma si tratta del tasso di interesse composto, calcolo inventato nel VIII secolo A.C. in Egitto) invece del semplice calcolo lineare degli interessi. A leggere quello che hanno riportato giornali importanti come Repubblica.it e IlSole24 ore.com, sembrerebbe che finalmente un giudice si è accorto della “ladrata” perpetrata (dalla notte dei tempi direi) dalle banche, dando così una speranza di riscatto per l’esercito di debitori a vario titolo che si sentono sotto il torchio di questi istituti. Le cose stanno diversamente.

I TASSI - Anzitutto meglio far chiarezza sull’argomento. Tutti sanno cosa è un tasso di interesse, ma non molti sanno distinguere tra tasso di interesse semplice e composto. Il punto è rilevante per debiti che vengono pagati con rate infra-annuali (e solitamente le rate dei mutui sono o mensili, o trimestrali, più raramente semestrali come nel caso in giudizio). Se si usa la tecnica del tasso di interesse semplice, si applica il tasso al debito, e si ha il totale di interessi da pagare eventualmente da proporzionare per la periodicità dei pagamenti; se si usa la tecnica dell’anatocismo, il tasso dichiarato va prima diviso per la periodicità delle rate (trovando il cd “tasso di interesse di periodo”), e con questo si calcolano gli interessi relativi alla singola rata. Il punto è che se nell’interesse semplice il tasso è uno solo, sia su base periodale che annuale, nell’interesse composto si ha un tasso nominale (il tasso periodale moltiplicato per il numero di periodi) e il tasso effettivo che nasce dal computo “degli interessi sugli interessi”; chiaramente il secondo è maggiore del primo, perché l’anatocismo “scorpora” già nel pagamento della rata infra-annuale la componente di interessi maturata e questo implica un ammortamento più lento del debito originario.

COME FUNZIONA - Questa tecnica di calcolo non è scorretta, ha una ragione finanziaria basata sulla scansione temporale dei pagamenti; scorretto è invece far passare un tasso per un altro sperando nell’inerzia o nell’ignoranza del debitore. Le banche, come ci si immagina facilmente, tendono commercialmente a far leva sul tasso di interesse nominale nascondendo da qualche parte il tasso effettivo (il giochino delle pubblicità del TAN in caratteri cubitali rossi e del TAEG in nano-caratteri nell’angolo della pagina scritto in bianco su fondo grigio più laurea in oftalmologia per chi lo nota). Essenzialmente le banche sono nel giusto, perché dicono quali sono le condizioni nominali e effettive del prestito (che poi il debitore non sappia la differenza sono un po’ affari suoi)… certo, a patto che lo dicano. Nel caso in esame si sono sommati un po’ di “errori“, come l’aver indicato per un mutuo il 13% (nominale) senza dichiarare il tasso effettivo 13,423%, e per un altro il 13,8% (nominale) senza dichiarare l’effettivo 14,276% (il calcolo è semplicissimo, e se l’istruzione italiana non fosse quel che è tutti dovrebbero padroneggiarlo). Deve essere chiaro a tutti che questo non è un problema di “truffa“, bensì un problema di “trasparenza“: la banca doveva indicare chiaramente che tipo di tasso fosse quello indicato, e integrare l’informazione con l’indicazione del costo effettivo del mutuo. Giustamente, data la carenza di informazione (anche se i clienti probabilmente conoscevano questi meccanismi, nel Diritto italiano non c’è molto spazio alla “consuetudine“, e i contratti devono esserechiari e completi), Intesa Sanpaolo è stata punita con la riconversione del contratto alle condizioni rilevabili “dalla lettera” del contratto.

GALLINA CHE CANTA - La cosa negativa è il modo in cui le associazioni di consumatori, come Adusbef, si stanno lanciando sul caso, spargendo un po’ l’illusione di poter tutti risparmiare sui mutui “fregando di rimessa” le banche, con toni quasi di “rivoluzione” nel campo del credito. Niente di tutto questo; sicuramente è opportuno e doveroso “colpire” gli istituti che hanno comunque stipulato contratti irregolari (irregolari in questo caso perché incompleti, alla faccia del “Patti Chiari”, e non perché truffaldini), ma non cavalcare un falso cavallo per “farsi belli” creando praticamente disinformazione. I giornali sono un po’ complici di questo perché, conoscendo i nervi scoperti dei lettori, parlano di “metodo di calcolo illegale” mentre di illegale c’è solo l’incompleta informazione, ma anche perché espongono il caso mischiando i dati dei due mutui (accostando il 13% al 14,276% che, come detto sopra, fanno riferimento a due debiti diversi, dimostrando di non aver letto la sentenza del Tribunale di Bari o di cercare l’esagerazione della notizia). Quindi, facciamo attenzione a cosa firmiamo, pretendiamo chiarezza, ma non facciamoci tante illusioni.

COMMENTI (13)STAMPA - FALLO LEGGERE