Questa è davvero carina, e vale la pena leggerla. Sembra che, come un Magdi Allam qualsiasi, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush sia venuto in Italia con la mezza intenzione di convertirsi al cattolicesimo. C’è da dire che l’ipotesi, un pochino inverosimile, viene suffragata da prove non proprio incontrovertibili: “Non ha detto forse Nancy Brinker, capo del protocollo statunitense, che il presidente è un “enorme fan del Papa”? Non ha soggiunto che nutre un “rispetto totale” per lui e i suoi sforzi per la pace, l’istruzione e la lotta alla povertà?” Certo, ma anche se l’avesse detto, di qui a cambiare chiesa, peraltro a fine mandato, ce ne passa. E c’è anche da dire che la storia non è stata presa sul serio nemmeno Oltretevere: “In Vaticano, con il dito sulle labbra, smentiscono conversioni in atto. Innegabile è che lo
spirito messianico di Bush e la sua fascinazione per il pensiero cattolico si sposino con la condanna di Ratzinger dei demoni del XXI secolo. Quelle “Tenebre” di relativismo, droga, emarginazione, razzismo, violenza, degradazione, egocentrismo, avidità, cinismo che Bendetto XVI evocò a New York.” Anche se il vaticanista di Repubblica, volendo, dovrebbe anche spiegarci cosa c’entra la droga con il “relativismo” - e prima ancora, magari, cos’è di preciso questo relativismo… - e perché le due cose vengono citate insieme. In ogni caso, nell’articolo si ricorda con precisione anche qualche punto di divergenza tra la Chiesa e l’amministrazione americana: “L’editorialista di politica estera dell’Avvenire, Vittorio Emanuele Parsi, atlantista convinto, ha scritto con rammarico che la strategia di Bush si è mostrata molto vicina al fallimento: “Non ha annichilito al Qaeda, non ha debellato la minaccia talebana in Afghanistan, non è riuscito a far progredire la democrazia in alcuna regione del mondo musulmano“. Ecco, magari sarebbe facile pensare, senza troppa demagogia, che sono più degne di nota queste affermazioni che le bufale sulla conversione di Bush.
Non si può dire che il ministro Brunetta non sia di parola: ha mantenuto la sua promessa di rendere pubblici i compensi dei consulenti governativi, dando la notizia in anteprima al giornalista anti-casta più famoso di tutti, insieme a Gian Antonio Stella: Sergio Rizzo. Il segnale è chiarissimo quanto “popolare”, e non mancherà di ricevere consensi: in periodi come questi, ogni iniziativa del genere viene accolta con gli olé del pubblico pagante e non. Ovviamente, avendo negli ultimi due anni governato - e sparso consulenze a uffa, sperperando denaro pubblico - l’avversario politico della coalizione di riferimento di Brunetta, poche saranno le conseguenze della mossa tra i suoi. Ma in questo modo il ministro si candida anche a un ruolo di primo piano, necessariamente alternativo ad altre figure all’interno dell’esecutivo.
L’elenco dei dati si può leggere qui. L’ammontare complessivo degli incarichi affidati a consulenti e collaboratori esterni per l’anno 2006 è di n. 251.921 incarichi per un totale di € 1.323.557.591,64. Fa circa 5mila euro a testa in media. E subito cominciano a spuntare le prime chicche su alcuni progettini davvero interessanti: “Il primo è la «Realizzazione del progetto il presepe come gioco», che risulta sia stato assegnato a una associazione culturale denominata Athena. Per un importo, tenetevi forte, di 51 milioni 330 mila euro. Il secondo è «l’affidamento di un incarico per l’organizzazione del concorso sul tema “piccoli condomini in gioco”» toccato a una seconda organizzazione senza scopo di lucro, il Museo dei bambini onlus. Per una cifra, e anche qui tenetevi forte, di 48 milioni di euro. Somme che certamente hanno bisogno di spiegazioni più dettagliate di quelle desumibili a tarda sera dalle informazioni necessariamente scarne fornite dal sito internet della Funzione pubblica.“
Divertente, anche, la consulenza per Alitalia della quale avevamo già parlato: 450mila euro allo Studio Chiomenti regalati dal ministero dell’Economia per una privatizzazione che non è mai arrivata. Così come ce ne sono una marea di “sospette”: “Ancora più prodigo, almeno a fare le somme, si sarebbe mostrato l’Ice, l’istituto per il commercio estero, con Achille Bonito Oliva per la mostra «Italy made in art, now». Nella lista della Funzione pubblica si trovano tre consulenze a lui intestate, ciascuna dell’importo di 110.600 euro, per un totale di 331.800 euro. Perché anche l’arte vuole, perché no, la sua parte. Ecco quindi che il comune di Milano, sempre nel 2006, ha pagato 45 mila euro a Maria Grazia Toderi perché la stessa artista realizzasse un’opera «ad hoc» per «la mostra a lei dedicata». Sette volte di più di quanto abbia dato il consiglio regionale delle Marche ad Arnaldo Pomodoro perché il celebre sculture realizzasse il «Picchio 2006»: 5.500 euro. Ma per le consulenze gli enti locali sono davvero specializzati. Così il sindaco di Milano Letizia Moratti affida il «coordinamento dei rapporti istituzionali» nientemeno che a Paolo Glisenti (165 mila euro, di cui 53.439 erogati nel 2006). Il suo ex collega di Roma, Walter Veltroni, aveva scelto invece Walter Verini (138.166 euro, di cui 38.379 erogati). Il presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi, ha puntato su Bruno Cavini (269.500 euro, di cui 73.499 erogati). Il governatore della Regione Campania ha investito su Rachele Furfaro come consulente per la cultura (273.551 euro, di cui 14.399 erogati). Sempre la stessa Regione ha concesso consulenze per centinaia di migliaia di euro per l’assistenza ai progetti Feoga.“. Casualità? Difficile sostenerlo. Come è difficile sostenere che si possa fare politica senza regalare prebende, favori, soldi. Ma dopo questa pubblicazione - e sperando che tutto ciò diventi un’abitudine - sarà difficile che non scatti l’ennesima “Notte dei lunghi coltelli” tra chi è stato nominato e chi magari per qualche fortuita coincidenza è riuscito a scamparla. Nelle prossime ore i telefoni cominceranno a scaldarsi, a qualcuno verranno gli scompensi, ed avremo qualche occasione per farci quattro risate.
Vignetta di Artefatti


























Al massimo Bush si convertirà al cattolicesimo. Cristiano lo è già. Altrimenti, dieci anni di menate neo-con per niente…
vero, scusa l’errore. Correggo subito.
Le consulenze sono una invenzione di Andreotti per dare bustarelle legali con tanto di ricevuta
Siamo nel XXI secolo, tutti pretendono di essere dottori, anche se non lo sono. Mi meraviglio di come nessuno abbia capito, però, che la propaganda dei governi, anche di questo, diretta alla demolizione e smontaggio progressivo della pubblica amministrazione, mira, in effetti, ad occupare i servizi che furono dello Stato per scopi di arricchimento personale. E si capisce, perchè il consulente privato vuole ingrassare sul capitale pubblico! Questo può farlo solo denigrando la pubblica amministrazione e proponendosi come il deus ex machina che salva il popolo distruggendo lo Stato, divorando selvaggiamente e spietatamente le risorse pubbliche.La contraddizione del ministro Brunetta, stà nel fatto che le consulenze che lui contesta, sono, anche esse, un aspetto delle privatizzazioni del servizio pubblico ed una prova, lampante, del furto ai danni della collettività per cui furono concepite.
Ministro, per dirla in napoletano, a ‘ca nisciun’è fesso! Vada altrove a prendere in giro la gente!
Brunetta? sono sicura che il dir lo prefrirebbe Biondina.
Bush che si converte? Più che convertibile, al più è riciclabile…
Credo che l’elenco sia aggiornato al 31 Dicembre 2006.
La consulenza per la strabiliante cifra di cinquecento Euro + IVA che ho fatto nel 2007 non compare nell’elenco del mio comune.
cinquecentoeuropiùIVA? LA CASTAAAAAAAA! Chiamate subito Grillooooooooooooooo!
non c’è nulla di anomalo e di specificatamente italiano in tutto questo sistema di appalti ed esternalizzazioni delle PA su privati. Succede dovunque vengano applicate logiche liberiste alla gestione della cosa pubblica, in america l’amministrazione W. Bush ha praticamente svuotato la pubblica amministrazione della metà dei suoi compiti affidandoli a privati in nome della loro leggendaria efficenza nel perseguimento dei propri interessi, che ovviamente nella mente contorta dei fautori del laissez faire corrispondono a quelli di tutti.
L’importante è capire che questi comportamenti corporativi e clientelari non sono un residuo medievale ma fanno interamente parte del sistema di mercato, che si fossilizza in configurazioni di questo genere fin quando fa comodo e le cambia per assumerne di differenti quando inizia ad essere d’intralcio. Ovviamente il fatto che lo stato metta all’asta le sue funzioni tramite finanziamenti a pioggia ad alcuni imprenditori può lasciare scontenti altri agenti economici, ma interpretarlo con un fenomeno non correlato all’ideologia del mercato è sbagliato.
Probabilmente in Italia la corruzione ha assunto tratti talmente radicati che si fa fatica a distinguerne le proveniente di volta in volta e spesso si cede alla tentazione di scaricare tutto sull’anomalia o sull’italianità, cosa che ad esempio fecero gli economisti dell’IMF quando dovettero giustificare il tramutarsi della transizione in un’operazione di foraggiamento della corruzione e dell’oligarchia del paese.
Il problema è che spesso il mercato va a braccetto con questi assetti corporativi e sarebbe l’ora di accorgersi che se la nostra classe politica è formata da un accozzaglia di incompetenti che gestiscono la cosa pubblica per i propri interessi personali ciò affonda le radici tanto nel familismo tradizionalista quanto nella logica aziendalista che ha conquistato i nostri politici.
errata corrige: nella fretta ho omesso l\’ambientazione dell\’aneddoto sulla transizione, si parla ovviamente della russia di Eltsin.