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“Vi racconto cosa significa essere una schiava”

Ha un letto, può mangiare quando è affamata e non deve vivere nella costante paura di essere picchiata. “E’ come vivere in paradiso, ha detto Bettina S., 20 anni. E’ la prima volta che la ragazza  tenuta in schiavitù per 7 lunghi anni da una coppia di Karavlasi in Bosnia parla al quotidiano Bild. Fu solo nel luglio del 2012 che un vicino della coppia notò come i due aguzzini (Milenko (53) und Slavojka M. (45)) trattavano la loro schiava, costringendola a trainare un carretto come se fosse un animale da soma. L’uomo informò subito la polizia. Fu la stessa madre a condurre Bettina verso quel destino orribile.

bettina schiava bosnia 2
http://www.bild.de/news/inland/vergewaltigung/sklavenmaedchen-spricht-ueber-ihr-leben-als-sklavin-31008298.bild.html

LE SEVIZIE – “Non riuscivo a credere di essere veramente uscita da quell’inferno” dice Bettina riferendosi al giorno della sua liberazione. Pesava 40 Kg, non le davano da mangiare abbastanza, ed era in stato di ipotermia. Le violenze e  le minacce di morte nel caso in cui la ragazza avesse parlato con qualcuno sono solo alcune delle tante violenze subite dalla giovane in questi anni “Già quando mia madre mi portò in Bosnia da Monaco disse a Milenko “Se non riga dritto, picchiala” Sia in estate che in inverno Bettina era costretta a dormire sul pavimento di una stanza non riscladata. Cibo non ne riceveva. Quando veniva sorpresa a rubare il pane vecchio destinato al cane, veniva colpita in testa dalla figlia della coppia con un bastone, che spesso provocava delle ferite da cui usciva del sangue, ma Bettina doveva medicarsi da sola, cosa che è successa anche quando i suoi due aguzzini le hanno spezzato le dita delle mani.

L’ADOLESCENZA RUBATA – Un paio di volte all’anno la madre arrivava in visita dalla coppia. La donna è una lavoratrice stagionale in un albergo in Austria e nelle pause va in Bosnia. “Non mi ha mai parlato, non si è mai nemmeno accorta di me”, ha detto Bettina. Mentre sua madre si intratteneva con gli aguzini in una stanza riscaldata, Bettina cadeva stremata dopo una giornata di lavoro. Ogni mattina era costretta a pulire la stalla, portare fuori gli animali, raccogliere legna nel bosco. Questa era la sua giornata, dal sorgere del sole al tramonto. Ora finalmente Bettina può cercare di fare una vita da adolescente. Dopo aver passato dei mesi in un ricovero per donne in Bosnia, la ragazza è tornata a casa. Vive con il padre e le sorelle a Mansfeld e conduce una vita morigerata. Per Bettina tutto ciò è un lusso sfrenato. L’unica persona di cui ha nostalgia è “Brama”, il cane della fattoria: “Ho paura della vendetta di Mlenko e Slavojka”. Infatti, i due sono ancora a piede libero, il processo è in corso, e sua madre non è stata nemmeno incriminata

Qui trovate la videointervista in tedesco