Muoiono come mosche. Nell’indifferenza generale, sicuramente prima e spesso anche dopo il decesso. La politica s’indigna, ma alla fine cosa fa per proteggere le parti dell’ingranaggio che la supporta?
Una vittima sul lavoro ogni tre minuti e mezzo. Fa venire i brividi il dato diffuso dall’Unione Europea da cui parte la campagna biennale sulla valutazione dei rischi sull’occupazione che verrà lanciata oggi a Bruxelles dalla Commissione e dall’Agenzia Ue per la sicurezza e la salute sul lavoro. Una cifra ricavata dai dati Eurostat relativi al 2005 (5.700 decessi mortali ogni anno) e le stime dell’Organizzazione mondiale del lavoro, secondo la quale altre 159.500 persone perdono la vita per colpa delle malattie provocate dalla propria occupazione.
EROI - Questa settimana è ancora l’Italia a piangere i suoi morti. Altri sei. Che tutti insieme fanno ancora più impressione. Morti abbracciati, vittime di un nemico più grande e più cattivo di tutta la loro rabbia di oppressi messa insieme. Secondo il Ministro Sacconi è giunto il momento di un piano straordinario. Evidentemente non basta il testo unico sulla sicurezza voluta dall’ex ministro Damiano e tanto contestato da Confindustria. Quello che non sta bene agli industriali è la struttura eccessivamente sanzionatoria del testo verso le aziende stesse. E su questo potrebbe anche aver ragione, perché a maggiori controlli e alla maggiore severità verso chi non investe nella sicurezza dei luoghi di lavoro, andrebbe affiancata quella formazione, che proprio Sacconi, prima di diventare responsabile del dicastero del welfare, aveva indicato come la nuova forma di tutela, il nuovo articolo 18, in un mondo del lavoro in continua evoluzione.
LA LEGGE - I lavoratori di Mineo (quattro erano dipendenti pubblici) sono scesi cinque metri sotto terra senza le attrezzature e le adeguate prevenzioni. Probabilmente perché abituati a una quotidianità fatta di assenteismo da parte di responsabili e superficialità in operazioni pericolose. Ma che ruolo svolge il mercato in tutto questo? Quanto la competitività richiesta e soprattutto la corsa esasperata alla produzione hanno accorciato i tempi di recupero tra un intervento e l’altro, prevaricato le più semplici operazioni di
messa in sicurezza durante un turno lavorativo? Purtroppo su questo punto, al di là delle buone intenzioni della politica nostrana, la concezione del lavoro da parte della Grande Europa va nella direzione opposta. I 27 paesi dell’Unione hanno infatti raggiunto un accordo per una revisione della legge europea sull’orario di lavoro, normativa adottata nel 1993 e già modificata nel 2003. La settimana lavorativa di 48 ora rimane la regola, ma la durata massima settimanale di lavoro potrà raggiungere le 60 o le 65 ore per i dipendenti che, volontariamente e a titolo individuale, accetteranno di derogare al limite di 48 ore garantendo una maggiore reperibilità. Più lavoro individuale dunque, meno tempi di recupero e più competizione tra lavoratori.
PREVENZIONE - Intanto in Italia la commissione Lavoro del Senato ha dato il via libera al disegno di legge per istituire una commissione parlamentare di inchiesta sulle morti bianche. Proposta bipartisan che speriamo sia utile, ma che andrebbe affiancata magari da un’agenzia che anziché accertare le cause dei decessi dovrebbe verificare condizioni di lavoro e preparare ogni singolo lavoratore alle sue mansioni, anche a spese dello Stato. Se ogni persona deve calarsi nel ruolo di ingranaggio, che almeno vengano spesi i soldi per oliarlo.
(con questo pezzo continuiamo una collaborazione con Ste ed aNDy cAPp di Noantri, che speriamo vada avanti fino alla fine dei tempi e anche oltre)
(immagini da Controcorrente satirica e Mauro Biani)


























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
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Morti bianche? No, soltanto pezzi di carne da oliare…
Muoiono come mosche. Nell’indifferenza generale, sicuramente prima e spesso anche dopo il decesso. La politica s’indigna, ma alla fine cosa fa per proteggere le parti dell’ingranaggio che la supporta?…
Soltanto pezzi di carne da oliare…
Morti bianche…
Tutto sacrosanto e vero!
Comunque, più che le inadempienze da parte dei datori di lavoro (che sono enormi e inaccettabili), pesa il fatto dell’estrema ignoranza che sembra essere molto diffusa oggi.
Ignoranza di base…non ci vuole una laurea in ingegneria nucleare per sapere che non si entra in una vasca che esala gas metano senza una maschera anti-gas. Se la maschera non c’è, che ci entri a fare?
Colpe dei datori di lavoro ce ne sono…ma non si deve trascurare l’inadeguatezza della mano d’opera.
Magari leggere un libro di chimica al posto di vedere una puntata dell’Isola dei famosi, sarebbe un tantinello più utile.
eh? pure io ero una ignorantissima insegnante in fatto di sicurezza, ma ho seguito dei corsi di formazione OBBLIGATORIA tenuti da persone specializzate e organizzati dall’istituto!
Il discorso che fai tu, imputando le colpe alla manodopera ignorante, è, scusami, allucinante.
Beh….. tutto il rispetto possibile per quelle povere persone e le loro famiglie, ma non è che a 40 anni ci sia bisogno dei responsabili che controllano in ogni momento se loro si mettono la maschera per fare certi lavori. Se su 6 operai non ci sia stato uno che ha detto “ragazzi, mettiamoci le maschere” credo sia da imputare più a loro che ai loro superiori. Poi…. in Italia si vuole sempre dare la colpa al padrone, ma questa volta un pò se la sono cercata!!!
Quoto rikka al 100%!
Probabilmente è da imputare alla scarsa sicurezza sul lavoro i 3 morti a Milano per l’impalcatura che si è staccata, piuttosto che questi 6.
Si son pure comprati una scala x scendere nella cisterna!!!!
Ovviamente è colpa dei padroni, comunque! Vampiri succhiasangue di indifesi lavoratori (che hanno alle spalle i sindacati più forti e potenti del mondo…chapeau!)
O forse le maschere per tutti non si trovavano e bisognava per forza fare quel lavoro. Tu oggi hai un reddito e delle garanzie grazie ai sindacati e non ai padroni. Che sia discutibile oggi il loro operato è un concetto di cui si può discutere.
Ribadisco, necessaria la formazione del lavoratore.
[aNDy cAPp]
E no! E’ stato espressamente specificato dalla ditta che doveva svolgere il lavoro che i suoi operai NON erano autorizzati in nessuna maniera ad entrare nella cisterna! Idem gli operatori comunali che dovevano rimanere solo ad osservare!
Io dico che un pò se la sono cercata.
Per i redditi che ci sono in Italia è un pò esagerato dover “ringraziare” i sindacati!
Hellequin: “E’ stato espressamente specificato dalla ditta che doveva svolgere il lavoro che i suoi operai NON erano autorizzati…”
Sono un po’ diffidente, non e’ che ci credo molto. Ne ho viste molte di persone NON autorizzate a toccare centraline elettriche, macchinari, ecc. farlo non per volonta’ suicida o per sport estremo ma semplicemente perche’ altrimenti non lavori. E datori di lavoro, anche loro NON autorizzati perche’ privi delle qualifiche, fare le stesse cose, perche’ altrimenti non si lavora.
In molti casi, forse la maggior parte c’e’ avventatezza da parte del lavoratore, una sottovalutazione del rischio, un senso di scomodita’ e impedimento se ci si mette il casco o le imbragature. Gente che lavora da 30 anni in questo modo e che un giorno la casualita’ vuole che siano meno fortunati del solito. E in un Italia dove le imprese sono micro, e dove i datori di lavoro spesso lavorano fianco a fianco dei lavoratori, in alcuni casi morendo con loro, non credo affatto a chi si nasconde dietro un “NON erano autorizzati”. Si parla tanto di fannulloni mi e’ difficile credere che ci sia chi fa cio’ che non dovrebbe fare, per cosa poi? Se non era autorizzato mica lo pagano per farlo.
Scusate, ma l’articolo vuol fare un processo per i 6 morti nella cisterna o si vuol parlare in generale delle morti bianche italiane?
@Leo credo solo sul caso dei 6 operai, anche perche’ altrimenti si dovrebbe parlare della sicurezza sulle strade e non sul posto di lavoro visto che la meta’ dei morti sul lavoro in realta’ avvengono su strada. L’avevo accennato anche qui: http://www.giornalettismo.com/.....ero-stato/
“la meta’ dei morti sul lavoro”
Intendevo “degli incidenti”.