|

Emilio Colombo e la storia della cocaina

La morte di Emilio Colombo, il 93enne senatore a vita e storico esponente della Democrazia Cristiana, verrà ricordata come la la scomparsa dell’ultimo dei padri costituenti ancora in vita. Eppure i media hanno ricordato come sulla carriera di uno dei politici più rilevanti del nostro Paese resti la macchia dell’uso di cocaina, ammessa dallo stesso Colombo nel 2003 per “motivi terapeutici”. C’è poi una curiosità: secondo alcune indiscrezioni, Colombo fu indicato come il premier omosessuale della nostra storia repubblicana. Voci che si erano rincorse negli anni e che furono riprese tre anni fa, dopo un’intervista di Nichi Vendola alle Iene. Di fronte alle domande di Enrico Lucci, il presidente della Regione Puglia spiegò come un “premier gay ci fosse già stato in Italia”. Il nome? “Non lo dirò nemmeno sotto tortura”, spiegò Vendola, rivelando però come si trattasse di un membro della Dc. Dichiarazioni che fecero ripartire vecchi pettegolezzi.

Giornalisti e personalità politiche davanti casa di Giulio Andreotti

 

EMILIO COLOMBO E LA COCAINA – Anche Repubblica ricorda come nella carriera di Colombo ci sia stata una “una parentesi oscura, legata a un’inchiesta su un giro di droga, nel 2003”. La vicenda risale al periodo successivo a quello della nomina a senatore a vita, decisa dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Finì coinvolto, nelle vesti di “consumatore”, nell’operazione Cleopatra, un’inchiesta su sesso e droga nella Capitale. Riuscì a cavarsela e tirarsi fuori, perché dimostrò di aver fatto usa di droga per fini terapeutici, come ricorda l’Aduc. La vicenda era divenuta nota nel 2003 dopo che erano stati diffusi i verbali dell’inchiesta, con Colombo che ammetteva ai magistrati l’utilizzo della cocaina: “Era per me la cocaina di Giuseppe Martello (un imprenditore che era stato arrestato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di cocaina e allo sfruttamento della prostituzione, ndr). Sono un assuntore da non molto, non più di un anno, un anno e mezzo”, dichiarò Colombo ai pm che indagavano sulla storia di “sesso e droga nella Roma bene” . Allo stesso tempo Colombo tuonò contro la pubblicazione dei verbali da parte della stampa: il senatore a vita definì la fuga di notizie come “semplicemente vergognosa”. In una nota ricordò di essersi presentato ai magistrati per un evidente dovere morale e per fornire ogni utile chiarimento, ma di come avesse confidato nella massima riservatezza degli organi inquirenti, come forma di tutela del segreto istruttorio e della sua stessa privacy.

LE SCUSE AL PAESE – Come ricorda Crimeblog.it, Colombo “mandava gli uomini della scorta a fare da intermediari per acquistare qualche grammo di polvere bianca a scopo terapeutico”. Anni dopo, con un’intervista rilasciata a Paolo Conti del Corriere della Sera, in occasione dei suoi 90 anni, Colombo chiese scusa al Paese per la vicenda, spiegando i dettagli della questione. Rivelò di aver fatto uso personale di droga per “ragioni terapeutiche”. Il motivo? Stress da lavoro, disse:

«Nella vita, ogni persona tenta di inviare dei messaggi positivi. Tra quelli negativi, da parte mia, c’è questo episodio. Per il quale oggi, in piena onestà, mi sento di dover chiedere scusa al Paese. Sì, di chiedere scusa»

I PETTEGOLEZZI SULLA SUA OMOSESSUALITA’ – Colombo fu anche vittima di una campagna di pettegolezzi, in merito alle voci sulla sua presunta omosessualità, mai smentite dallo stesso leader della Dc. Indiscrezioni che si rincorrevano già negli anni dell’apice della sua carriera politica, poi riprese ,dopo la già citata intervista di Vendola con le Iene, che si rifiutò però di rivelare il nome del “premier omosessuale” della storia repubblicana. Anche Eugenio Scalfari riprese la questione, in un articolo su L’Espresso (“Casini dica Dico”) sui patti di convivenza tra persone dello stesso sesso, sottolineando come Colombo avesse “rivelato al pubblico la sua omosessualità ed anche, sia pur per breve periodo, la sua condizione di consumatore di cocaina”. Ci fu anche l’uscita poco elegante di Mario Adinolfi che spiegò su Facebook di essere stato oggetto di un “approccio molto pesante”, dal quale – rivelò – di esser “sfuggito” non senza fatica.